Sicurezza
Cantarelli marmi l’azienda nata per un amore
Il fondatore Silvano racconta: ero una promessa nel ciclismo, ma per mia moglie scelsi l’impresa
MASSA. A 17 anni era una promessa del ciclismo, nel momento cruciale il destino gli fa incontrare la donna della sua vita e tutto cambia. Si avvicina al marmo, mette su famiglia ed una impresa che ora è una delle migliori del settore, divisa in due rami guidata dai figli. È la storia di Silvano Cantarelli, 78 anni, imprenditore ora a riposo, si fa per dire visto che protegge ancora con una supervisione discreta l'attività dei due maschi, Fabio e Mirco e quella della figlia Rossana che dopo 16 anni di lavoro in ditta ora ha cambiato, è mamma a tempo pieno e bada a Raffaello, 17 anni e Silvia 11.
Ora la sua azienda è nelle mani sicure dei figli che hanno diviso la Marmi Cantarelli in Marmi Arredocasa, guidata dal figlio Mirco di 48 anni e la Marmi Cantarelli Srl, trainata da Fabio, 51 anni. Le tre generazioni sono in piena attività tanto che con la Marmi Cantarelli di Fabio c'è la figlia Susanna (26 anni), e con Marmi Arredocasa di Mirco, è già operativo il figlio Alessandro, 24 anni ingegnare nautico mentre Elisa, 16 anni ancora va a scuola.
Silvano racconta con orgoglio la sua storia, partendo dallo sport. «A 17 anni, era il 1954, ci si divertiva fra ragazzi a fare delle gare in bicicletta da “Batti dal Barilo”, a Massa, fino a San Carlo e gli amici, vedendo come andavo forte, decisero di fare una colletta ( fra gli sponsor maggiori l'indimenticato Caribotti Giuseppe, il famoso Pazzè) comprarmi una bici da corsa e mandarmi alle gare. E ottenevo grandi risultati nelle diverse squadre (Gc Castagnetola, Quercioli, Bartoli Gavaiola), specialmente con il Gc Cervara con compagni come Giovanni Sensi ( poi passato professionista e fatto il Giro D'Italia), Pierino Mazzoni e Renzo Rossi. A questo punto – continua Silvano – da militare vengo mandato alla Compagnia Atleti di Roma in vista delle Olimpiadi, con me c'erano Trapattoni, Albertosi, Mazzinghi e Benvenuti, tanto per citarne alcuni e quando ritorno mio zio Annibale, decide di sponsorizzarmi in pieno e mi manda in ritiro ad Antona, all'albergo da Enrichetta. E qui cambia tutto, cambia la mia vita. Qui conosco una ragazza bellissima, Anna Giromella, era lì con la famiglia in quanto il padre era il responsabile e uomo di fiducia della ditta che stava costruendo la strada e la galleria per andare in Arni. Una folgorazione e addio allo sport ed alle biciclette».
Cambia vita, Silvano, scende dalla bici e comincia a lavorare con il marmo. «Ho iniziato congrande umiltà e sacrifici, con una “corbella” ( cesta) di vimini andavo a raccogliere materiali di marmo, pezzami di vari colori, nel Carrione o gli scarti delle segherie di altre aziende, oppure organizzando anche trasporti di pulizie, mi pagavano fra 100 e 200 lire a viaggio». Sono i primo mattoni, o meglio i primi pezzi di mamro dell’azienda. «Ma c’è stato l’aiuto di mio zio Annibale – proegue l’imprenditore – che mi avallò cambiali per l'acquisto di un motocarro da Serafini». La ditta ormai è partita. «Con mio padre Gino e mio fratello Ottorino l'attività cresceva e pensai di crearne una insieme a mia moglie Anna, rivelatasi il fulcro dell'azienda».
Con la crescita dei figli Fabio e Mirco ed il loro entusiasmo nasce la Marmi Arredo Casa ( siamo al 1985), più tardi terminati gli studi entra anche Rossana, la ditta e la famiglia sono al completo, la collaborazione massima. La Cantarelli oggi è proiettata sui mercati internazionali: «Compriamo e vendiamo in tutto il mondo, e l'ottanta per cento con l'estero, poco prodotto italiano e locale», spiega patron Siulvano, aggiungendo: «L’unità della famiglia è stata fondamentale. Siamo sempre in continuo contatto fra noi, chi è qui, quelli che sono a Pallerone oppure quando Fabio è in Cina pedr affari di lavoro».
L'attività prosegue ancora per 25 anni, tutti insieme cercando di crescere o resistere con l'altro mezzo indispensabile: un servizio efficiente e valido. Poi le famiglie si allargano ed i figli decidono, pur collaborando fra loro, di creare due nuove aziende, ognuna col la propria specializzazione: la Marmi Cantarelli di Fabio rivolta al commercio all'ingrosso di lapidei per paesi arabi e orientali con la creazione di una nuova azienda a Hong Kong; e la Marmi Arredocasa di Mirco rivolta alla produzione di rifiniture di marmi e pietre per l'arredamento interno ed esterno. Iniziano anche i nipoti, la terza generazione.
«Come ho detto con Mirco di recente è entrato il figlio Alessandro che cura più direttamente la struttura di Pallerone, poi Susanna con il babbo Fabio mentre Letizia intraprende una strada coraggiosa diversa, si diploma all'alberghiero e ora lavora come cameriera».
Poi Silvano rivolge uno sguardo ad Anna, la sua compagna di una vita, in cerca di quell'appoggio che si sono sempre dato. «E’ stata ed è ancora una bella avventura – dice in poche parole Anna – io ero ad Antona con la famiglia e mi sono spostata tante volte per il lavoro di mio padre nella ditta Ferrari che lavorava per la ricostruzione di strade e ponti, come anche quello di Castagnola che era stato abbattuto dai bombardamenti, e in altre città e dopo Antona ho gettato le basi con Silvano per fermarmi».
Insomma una bella favola con una famiglia unita che trova il successo grazie a questo ingrediente importantissimo oltre ai sacrifici ed al lavoro. Silvano con lucidità invidiabile e una energia ancora integra ricorda ancora: «Non abbiamo dimenticato da dove veniamo e i rischi corsi dalle nostre generazioni, come quella di quando avevo sei anni, eravamo sfollati presso Forno e con mia madre e altri parenti siamo scampati al rastrellamento che ha portato alla strage del 13 giugno, poi nella fuga per poco non adiamo incontro a quella di Sant'Anna di Stazzema, ci siamo rifugiati a Basati e poi salvati dagli americani».
« Qualche anno indietro - confessa poi - volevo fare qualcosa per Massa, avevo offerto una statua in marmo che rappresentava un cavatore da mettere in mezzo ad una rotonda, ma non ho avuto risposta ed il discorso è caduto lì». Infine un omaggio all’unità della famiglia: «Il fatto che ci troviamo sempre qui a casa mia almeno una volta alla settimana tutti insieme a cena – conclude Silvano – conferma la nostra unione, è una vera gioia».
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