Perizia dopo perizia resta il mistero sulle terre inquinate
Le analisi di Arpat: «Livelli di contaminazioni nei limiti» I tecnici di La Victor dicono che i veleni arrivano da monte
MASSA. L'arrivo alla discarica di Cava Fornace, a Montignoso, di 244 tonnellate di terre provenienti dallo lotto 3 dell'area ex Montedison/Farmoplant (di proprietà della cooperativa La Victor dal 2001), contaminate da idrocarburi ma ritenute idonee per il conferimento, ha suscitato accese polemiche. A chiarire gli aspetti relativi alla bonifica dell'area La Victor, all'incrocio tra via degli Unni e via Dorsale, è il dottor Gino Camici della società Abc Ambiente Srl di Carrara, che, già responsabile provinciale dell'Arpat, sta adesso coordinando gli interventi di risanamento ambientale di questo sito per conto di Edison Spa (ex Montedison), individuata come soggetto inquinatore. Camici, innanzitutto, ha ripercorso la storia di questa lunga e travagliata opera di disinquinamento, iniziata negli anni '90 e non ancora conclusa, ricordando che per il lotto 3, come del resto anche per tutta l'intera superficie occupata un tempo dalla Farmoplant, risulta già completata una prima bonifica, effettuata in proprio dalla società Cersam Srl (ex Farmoplant) e certificata dalla giunta regionale con decreto n. 3875 del 22 settembre 1995. Su quei terreni, però, che sulla carta risultavano già disinquinati, sono stati in seguito rinvenuti dall'Arpat altri inquinanti, costringendo ad intraprendere ulteriori procedimenti di bonifica.
«Quando venne emanato il decreto regionale che certificava l'avvenuta bonifica della Farmoplant – ricorda Camici – io lavoravo all'Arpat e rilevai subito che le attività effettuate nel lotto 3 non potevano garantire risultati soddisfacenti, dal momento che in quell'area sorgevano ancora alcuni impianti dell'ex stabilimento, la cui presenza impediva una caratterizzazione accurata».
Inoltre, l'analisi del materiale utilizzato per il ripristino delle quote depresse evidenziò superamenti per i parametri di arsenico, piombo, mercurio, idrocarburi poliaromatici, policlorobifenili, dieldrin e vari pesticidi, fra cui il ddt. La conseguenza di tutto ciò è che in oltre 20 anni si sono dovute rimuovere dall'area La Victor quasi 40mila tonnellate di terre inquinate. Tra esse, però, non ci sarebbero quelle finite nei giorni scorsi a Cava Fornace. Secondo Camici, infatti, nella discarica montignosina sarebbero state conferite le terre che si trovavano sopra le platee di cemento interrate nel lotto 3, nelle quali l'Arpat, ancora di recente, aveva riscontrato la presenza di idrocarburi pesanti in concentrazioni pari a 1.200 mg/kg. Materiale anch'esso inquinato, certo, ma che sarebbe rientrato nei codici di conferimento attualmente vigenti per quella discarica».
I risultati delle controanalisi di Arpat, effettuate lo scorso 30 settembre, hanno confermato quanto sostenuto dalle analisi di parte che Camici, per conto di Edison, ha commissionato al laboratorio Theolab di Volpiano (To), dalle quali è emerso che le verifiche sul fondo scavo e sulle quattro pareti riportavano livelli di contaminazione nei limiti di legge previsti per le zone industriali. «Le nostre analisi -sostengono i tecnici dell'Arpat di Massa- sono risultate conformi alle concentrazioni soglia di contaminazione (e allineate con quelle della ditta) e quindi per noi il collaudo dello scavo è andato a buon fine».
«Questo – prosegue la nota dell'Arpat apuano – significa che lo scavo oggetto del nostro sopralluogo (in particolare denominato scavo "platee cementate") ha effettivamente rimosso i terreni che erano risultati contaminati da idrocarburi e può essere riempito con terra pulita. Sulla terra rimossa, che deve essere smaltita come rifiuto, Edison Spa ha trasmesso nei giorni scorsi le analisi di omologa dei rifiuti (che sono un obbligo del produttore) assegnando il codice Cer 17 05 04 (rifiuto non pericoloso) e ha individuato come impianto di conferimento la discarica Programma Ambiente Apuane Spa. Al momento siamo in attesa di ricevere la documentazione inerente l'avvenuto smaltimento ed accettazione dei rifiuti dall'impianto individuato (Formulari di identificazione rifiuto)».
Resta, però, il problema legato all'inquinamento della falda. «Nelle acque sotterranee del lotto 3 – ha spiegato Camici – si riscontrano contaminazioni da solventi (etilene e composti), che però sembrano provenire da monte idrogeologico e da altre sorgenti di inquinamento, esterne al sito La Victor». Secondo il consulente di parte, inoltre, tali solventi «non erano tra quelli utilizzati dalla Farmoplant per la produzione di pesticidi». Se ciò che ipotizza Camici fosse confermato, resterebbe un dubbio irrisolto: da dove arriva l'inquinamento della falda ex Farmoplant? Gli enti competenti adesso dovranno fornire una risposta esauriente.
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