Il Tirreno

La canzone “Cara mamma” dalle Apuane all’Eurofestival

La canzone “Cara mamma” dalle Apuane all’Eurofestival

Sono carraresi gli autori del brano che parteciperà all’edizione Junior della prestigiosa kermesse Iardella: «Insieme a Spadoni e Ghironi abbiamo fatto un tour de force di tre giorni e tre notti di fila»

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CARRARA. Il compositore e arrangiatore carrarese Marco Iardella approda allo Junior Eurofestival della canzone a Malta e rappresenterà l'Italia assieme a due altri autori e musicisti apuani, Francesco Spadoni e Alessandro Ghironi. Un palcoscenico internazionale di prestigio. Ne abbiamo parlato proprio con Marco Iardella (in passato già protagonista allo Zecchino d’oro come autore e collaboratore fra l’altro di vari musicisti fra cui Franco Fasano e Bianca Atzei), in partenza in queste ore per la manifestazione che aprirà il sipario il prossimo 20 novembre e che vedrà in scena la giovane Fiamma Boccia, che interpreterà il brano "apuano", dal titolo "Cara Mamma". «Assieme agli altri due autori, Ghironi e Spadoni, proveremo a tenere alto il nome dell'Italia - ha commentato Iardella - La Rai ha scelto una nostra canzone e la trovo una cosa davvero eccezionale, che mi riempie di soddisfazione, anche visti i grandi artisti che negli anni precedenti hanno presenziato alla manifestazione». La canzone è nata in breve tempo, viste anche le esigenze organizzative, ma i tre autori apuani sono stati capaci di completare il lavoro. «Abbiamo fatto un tour de force finale - ha raccontato Marco Iardella - che ci ha portato a lavorare per tre giorni e tre notti consecutivi, al fine di confezionare il brano come si deve. Alla fine ce l'abbiamo fatta». Il brano, tra l'altro, ha anche un importantissimo significato sociale, perché parla di una bambina che si rivolge idealmente alla sua mamma, emigrata in precedenza in un altro paese. La bambina si figura il momento in cui finalmente la incontrerà di nuovo e pensa a quante e quali parole potrebbe dirle. Poi, nel finale della canzone, madre e figlie si incontrano e si accorgono che le parole non servono e che sono solo un codice legato ai confini geografici. Scelgono quindi di non parlare e di dirsi tutto con un lungo abbraccio silenzioso. «Mamma queste sono le mie parole, non hanno confine, non hanno prigione», sono le parole che chiudono il pezzo, sicuramente destinato a far riflettere e parlare di sé.

David De Filippi

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