Il Tirreno

L’Asl non paga un risarcimento, pignorate le statue al nuovo ospedale Apuane

Libero Red Dolce
L’Asl non paga un risarcimento, pignorate le statue al nuovo ospedale Apuane

Donna muore di tumore, ai figli viene riconosciuto un indennizzo da 250.000 euro ma l'azienda sanitaria è inadempiente


 

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MASSA. Un uomo varca la sede del Noa, al suo passaggio si aprono le porte automatiche. Non è un visitatore come gli altri, non è qui per un parente o delle cure: viene per pignorare le statue all’ingresso. Svolgendo il suo lavoro avrà pignorato televisori, macchine, magari case. Ma una statua in un ospedale, ecco quello deve essere una novità anche per lui.

L’Asl Toscana Nord non ha pagato un risarcimento di 250.000 per una causa legata a un tumore diagnosticato tardi a un signora. Condannati Asl e medico che però non pagano e per gli avvocati dello studio Fioromini Martini, che la rappresentano, non c’è stato altro rimedio per garantire il risarcimento ai figli della donna, poi uccisa dalla malattia.

La donna nel 2003 si era accorta che qualcosa non andava nel suo seno. Avvertiva dei noduli. Ma dopo la visita il referto è di quelli che rassicurano. Le viene fissato un altro controllo dopo sei mesi (lei lo effettuerà dopo 8) e la situazione, alla lettura del referto è completamente ribaltata. La diagnosi è uno choc: c’è un tumore maligno e aggressivo. Il cancro ha raddoppiato il suo volume e le cure devono partire immediatamente. Il passare dei giorni ha fatto sì che la malattia si rinforzasse, facendo aumentare il rischio di morte.

La paziente si cura, la terapia è tosta e dolorosa. Nel 2005 si rivolge allo studio legale Firomini-Martini, decidendo di intentare una causa civile contro il medico e l’azienda sanitaria perché a suo modo di vedere il primo referto ha consentito alla malattia di aggravarsi. Ma la fine del processo la signora non lo vedrà, perché dopo 9 anni il tumore torna, le aggredisce le ossa e la strappa via ai due figli minori.

In primo grado la battaglia della donna si blocca, la richiesta di risarcimento rigettata. In secondo grado però i giudici accolgono il ricorso: viene calcolato che se la diagnosi fosse stata fatta alla prima visita la donna avrebbe vissuto due anni di più. E perciò stabilisce un risarcimento totale ai due figli di 250.000 euro.

Gli avvocati dello studio legale spiegano che la sentenza è esecutiva: il risarcimento, insomma, deve essere garantito. Il precetto, cioè l’atto formale di intimidazione al pagamento, è stato inviato a medico e Asl il 6 settembre scorso. Dieci giorni per rispondere. Nessuno paga.

Così per il medico è scattato il pignoramento della casa. Più difficile stabilire cosa pignorare all’Asl, dato che la legge non consente di prendere macchinari utilizzati per diagnosi o cure.

Così ieri l’azienda sanitaria si è vista pignorare le statue dello scultore Luciano Massari. Un’operazione inconsueta, anche se, spiegano i legali, le statue non sono state rimosse. Se anche così assicurazione e Asl non verseranno i soldi, allora saranno messe all’asta e vendute. Dallo studio legale Fioromini Martini sperano non si debba arrivare a tanto. La scena di una statua portata via per essere messa all’asta per pagare un risarcimento dovuto è di quelle che speriamo non si debbano aggiungere al già triste film della sanità di questi anni.

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