Sicurezza
I No Gaia: il servizio idrico venga gestito dal sindaco
La campagna del comitato continua con le contestazioni delle bollette E intanto il consiglio comunale approva la moratoria ai distacchi per morosità
MASSA. Un’assemblea pubblica in città, un incontro a Firenze con l’autorità idrica, la “guerriglia” della contestazione delle bollette che non si ferma. È appena cominciato l’autunno caldo dei No Gaia. Il comitato Acqua alla gola annuncia la ricomposizione delle fratture interne e rilancia la sua campagna per un’acqua pubblica e a costi decenti per la popolazione. «Il nostro obiettivo finale è che Massa esca da Gaia e che la gestione delle risorse idriche venga affidata a una società a carattere pubblico con confini ben più piccoli di quelli attuali: quella del bacino idrografico locale», dicono insieme Galeano Fruzzetti, “anima” ormai storica del comitato e Francesca Galloni, l’avvocatessa da poco nominata coordinatrice unica di Acqua alla gola. In altre parole: qui sulle Apuane di acqua cee ne è tanta e di ottima qualità, sia dunque un’azienda locale – che comprenda 5-6 Comuni (e non 48 come Gaia) – a occuparsi di acquedotti e servizi. E non il “carrozzone” di area vasta come avviene oggi. Si tratta, cioè di una gestione di dimensione comunale delle risorse idriche, in cui i sindaci avrebbero un ruolo più forte rispetto all’attuale e che, secondo il comitato, sarebbe più economica ed efficiente.
Intanto, la battaglia, anzi le battaglie, sulle bollette vanno avanti. «La nostra voce, adesso, è ascoltata, da Gaia come dalla politica. Non ci fermeremo», dicono gli attivisti di Acqua alla gola, consapevoli di essere uno dei pochi (degli ultimi?) movimenti dal basso che vogliono incidere sulle scelte che riguardano la collettività. Il gestore ha annunciato il blocco dei distacchi alle famiglie che non pagano o pagano in ritardo, accogliendo una delle richieste dei comitati. Una vittoria del popolo dei tartassati? «Per adesso solo un annuncio, un provvedimento non esecutivo, vogliamo vedere quali saranno le modalità e le garanzie per gli utenti», rispondono guardinghi i No Gaia.
Anche il consiglio comunale di Massa ha da poco votato, all’unanimità (23 voti, 10 assenti) un ordine del giorno che impegna il sindaco a promuovere nella conferenza territoriale Toscana Nord la moratoria dei distacchi delle utenze residenziali nei casi di morosità incolpevole, garantendo un quantitativo minimo di acqua di 50 litri al giorno per persona, “a prescindere dalle condizioni che hanno determinato tale morosità”. Una proposta che piace al comitato Acqua alla gola ma che non viene considerata risolutiva.
E il comitato rilancia. «Nell’incontro a Firenze – spiega Francesca Galloni – chiederemo di rivedere le tariffe in base parametri legati al minimo vitale, ossia alla erogazione garantita di 50 litri di acqua al giorno per ciascuna persona, anche morosa, riconosciuto da un ddl del governo. Vogliamo cioè che siano riviste le tariffe in eccedenza. E poi daremo battaglia su quella deliberazione dell’Ait, l’autorità idrica della Toscana del Nord che consente al gestore, cioè a Gaia Spa, di adeguare le tariffe in relazione al minor consumo di acqua da parte degli utenti per mantenere l’equilibrio finanziario della società». Un “paradosso”, questo, così lo definiscono gli Acqua alla gola, in virtù del quale anche se i cittadini riducono i consumi di acqua, per spendere meno (o anche per ragioni di tutela ambientale), la bolletta di Gaia non scende, perché altrimenti la società andrebbe in rosso. Infine, dice ancora l’avvocatessa Galloni, «chiederemo che lo sportello per dirimere contestazioni sulle bollette venga portato all’Urp (ufficio relazioni con il pubblico) del Comune e che in esso abbia un posto un rappresentante delle associazioni dei consumatori». Perché, è il senso della proposta, l’acqua deve essere pubblica e anche trasparente.c.f..
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