Il Tirreno

«Ho difeso i miei diritti e mi hanno licenziato»

di Libero Red Dolce
«Ho difeso i miei diritti e mi hanno licenziato»

Impiegato nell’edilizia, tra giorni non pagati e paga da fame

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MASSA CARRARA. Davide non capiva perché il sabato gli toccava rubare le ore che poteva passare assieme ai suoi figlioli per andare in cantiere. Non che non volesse lavorare, anzi. Il punto è che il lavoro di sabato non era pagato. «Bisogna aiutare l’azienda», racconta che gli avevano detto. E dopo due, tre sabati aveva capito che non era il caso di continuare così, che ad andare a lavorare senza poi poter mettere insieme il pranzo con la cena c’è qualcosa che non va.

Davide ha 40 anni adesso, da un po’ di tempo non lavora più. Disoccupato non gli sembra la parola adatta. «Qualcosa la faccio sempre, mi attrezzo per lavoretti con la motosega e altro. So maneggiare qualsiasi cosa e non ci si arrende dopo quello che ho passato io», dice sicuro.

È vero, ne ha passate Davide. Venticinque anni nell’edilizia e un passato da bevitore che ha combattuto e messo di lato. Con fierezza. «In altri impieghi sono stato bene – racconta – non che si facessero grandi soldi ma il mio datore di lavoro precedente era preciso, pagava tutto e con puntualità. Poi sono andato a lavorare con la Edilcittà e ne ho viste di ogni tipo. Alla fine mi hanno licenziato perché ho reclamato i miei diritti».

Non è partito subito male il rapporto di Davide con l’azienda. «A un certo punto i diritti elementari – dice –non venivano garantiti e questo non è possibile tollerarlo. Finché si trattava di avere un salario più basso del lavoro precedente o di spaccarsi la schiena non c’era nessuna problema. Si faceva. Lo sappiamo tutti che non è un periodo facile, che il lavoro non è tanto. Poi però si trattava di non ricevere un compenso per il proprio lavoro, di essere usati e messi a rischio».

I problemi nascono quando a fine mese la busta paga è sempre più magra senza però che i giorni trascorsi con gli attrezzi in mano diminuissero. «Mi hanno assunto con un contratto da manovale di primo livello – spiega – ma io sono muratore. E questo facevo anche per loro. . La cosa grave è che le giornata piovose andavamo a lavorare, ma non ci venivano pagate. Si lavora in condizioni più complicate, di pericolo, eppure alla fine nella busta paga non spunta niente. L’intera giornata non veniva pagata e a quelpunto ho detto basta».

Di norma è abituato a trovarsi in busta paga circa mille euro. A volte qualcosa in più, più spesso in meno. «Dopo dieci giorni di pioggia a febbraio – racconta – mi ritrovai in busta paga 680 euro. Però avevamo lavorato tutti i giorni dal lunedì al venerdì, come sempre. Io avevo deciso di non lavorare i sabato, ma molti miei colleghi continuavano invece a farlo. In ogni caso quei giorni di pioggia li feci tutto eppure non ho visto un euro».

A quel punto i rapporti con la proprietà si guastano. Davide chiede che quel che gli venga pagato quel che gli è dovuto. Non ha più voglia di sentire storie sulla comunione di interessi tra ditta e lavoratore, mentre vede il suo portafogli svuotarsi. Dopo molti litigi viene licenziato. La motivazione dice: «Esubero».

«Macché, io rompevo perché chiedevo quel che mi era dovuto. Non mi pagavano nemmeno tredicesima e quattordicesima e non ero il solo, lo stesso per un altro assunto come idraulico». Si rivolge alla Cgil e alla fine ottiene una conciliazione e un accordo economico. Ma niente cancella la sua rabbia per un lavoro perso senza una vera ragione.

«Siamo tornati indietro, indietro di tanto. Quando sono andato a chiedere la liquidazione mi hanno insultato, mi ha dato dell’ex alcolizzato, dicendomi di non presentarmi più». La voglia di fare, di lavorare è intatta. Ma Davide ha deciso di non scambiarla con la dignità.

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