Sicurezza
Grendi, assunzioni e nuovi traffici
Antonio Musso: la partita occupazionale è ancora aperta. Marketing: contatti per portare al Fonteviva in Sardegna
CARRARA. A sei mesi dallo storico sbarco nel porto di Marina di Carrara è tempo di bilanci per Antonio Musso, amminsitratore delegato del gruppo Grendi, nome stampigliato sui contenitori e sui camion verdi che dallo scorso aprile hano preso la via dello scalo marinello. Dalle assunzioni al nuovo “pezzo” di banchina, fino alla ricerca di nuovi traffici (si sta lavorando con la Fonteviva per portare in Sardegna l’acqua delle apuane) e al rapporto con l’armatore Enrico Bogazzi.
Un “mezzo anno” vissuto con entusiasmo e una scelta, quella di Marina di Carrara che ANtonio Musso rivendica con orgoglio: «Certo, è una scelta che avremmo voluto fare prima».
Dottor Musso cominciamo dalla fine. Com’è la situazione rispetto lla vostra nuova concessione in porto?
«Ci tengo a mettere subito in chiaro che non c’è nessuna guerra per le banchina. La nostra richiesta, di tremila metri, era già compresa nella concessione iniziale, quella da 40mila metri quadrati. Noi avevamo già chiesto anche quella prozione di area, ma c’era un magazzino della Porto spa e per questo solo quando la società lo ha dismesso ci siamo mossi in questo senso. SI tratta di una “fetta” di banchina che ci consentirà di realizzare per noi due cose molto importnati: gli spogliatoi per i nostri dipendenti e gli uffici che al momento sono allocati nei box proprio sulla banchina Buscaiol, lato strada».
Capitolo assunzioni. A che punto siamo?
«Ad oggi lavorano per noi, in porto a Marina di Carrara, 17 persone: due in ufficio e 15 operatori di cui tre responsabili e 12 alla guida dei mezzi. Sei sono nuove assunzioni “locali”, l’ultima è avvenuta nei giorni scorsi, le altre sono trasferimenti da Savona.La partita dei posti di lavoro per noi non è ancora chiusa ma, questo ci tengo a precisarlo, non è legata all’incremento della concessione. L’obiettivo è di arrivare a 24 assunzioni in tre anni e siamo in linea con quanto prefissato, anzi per il primo anno erano previsti otto occupati, siamo a 17 a solo sei mesi dall’insediamento.Lo spazio uovo per cui abbiamo chiesto la concessione dentro al porto ci consentirà di costruire uffici e spogliatoi: abbiamo bisogno della licenza ediliza e senza concessione non si può procedere».
Per quel che riguarda il marketing avete individuato nuovi traffici dalla provincia apuana alla Sardegna?
«Stiamo lavorando alla possibilità di collegare il territorio apuano con la Sardegna, sis per quel che riguarda il lapideo, dove al momento ci sono dei contatti ma nulla di più, che ad esempio con i produttori dell’acqua minerale Fonteviva. Si tratta di abboccamenti su cui ci stiamo concentrando proprio in questo momento».
Qual è il rapporto della vostra azienda con l’armatore Enrico Bogazzi?
«I rapporti con Bogazzi sono stati e sono sempre estremanente positivi . È un imprenditore con cui abbiamo già acollaborato in passato e auspichiamo di poterlo fare anche in futuro. L’ho già detto al momento del nostro arrivo a Marina di Carrara: prima di partire con questa nuova avventura io e mia sorella siamo andati a parlare con Enrico Bogazzi e lui ci ha detto: vous êtes les bienvenus. Voi siete i benvenuti. Quetso è lo spirito con cui continuiamo a lavorare.
Ci sono state critiche per il lavoro notturno dei vostri camion. Come replicate?
«Le nostre partenze sono tre alla settimana e non abbiamo l’altoforno. Io credo che se si vuole un porto commerciale le regole sono queste: uno skyline che prevede container, non le palme».
« A Marina di Carrara - aggiunge - ci siamo trovati molto bene, l’impatto è quello di una realtà portuale piccola in cui ci si muove molto bene. Il territorio lo conocevamo già molto bene, abbiamo una casa qui vicino, a Santo Stefano Magra».
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