Gioco
150 famiglie aiutate dalla Caritas Più italiani che stranieri in coda
Don Perini: «La situazione ha iniziato a precipitare nel 2008, ma dopo l’alluvione c’è stato il tracollo» In programma fiere di beneficienza e mercatini di Natale per raccogliere fondi da destinare ai poveri
AULLA. Sono ben 150 le famiglie che si rivolgono alla Caritas diocesana di Aulla per essere aiutate a fare fronte alla povertà, che avanza inesorabilmente nella contemporanea società del benessere anche nell'opulento Occidente. Un dato che non può non fare riflettere chi sta ai piani alti della società, anche se spesso e volentieri non accade.
Ma non c'è soltanto questo, anzi c'è quella che ormai non è più una sorpresa, essendo un trend che si va consolidando negli ultimi anni, ed è il fatto che di queste 150 famiglie il 70% sono italiani sempre più in difficoltà, i quali chiedono aiuto, in particolare, al centro Caritas di via Martiri di Belfiore per ricevere un pacco alimentare il sabato mattina. Una situazione che, invece, vede gli stranieri in numero superiore agli italiani presso la dismessa stazione ferroviaria di piazza Roma, dove le donne e gli uomini della Caritas diocesana aullese distribuiscono vestiti, calzature e capi di abbigliamento in genere. Sono circa 30 le persone che aiutano il prossimo attraverso la Caritas di Aulla e la loro opera meritoria ha inizio presso il centro di ascolto di piazza Abbazia, dove vengono vagliate le richieste di assistenza per valutarne la congruità.
Ed è da loro che veniamo a sapere che la Caritas, che è attiva ad Aulla dal 2003, ha erogato ben 50mila euro dal 2013 ad oggi a persone che non riescono ad arrivare nemmeno alla terza settimana del mese affinché queste potessero pagare affitti, mutui e bollette, soldi che, ovviamente, vanno restituiti, ma è sempre meglio essere aiutati dalla Caritas che finire nelle grinfie degli usurai. «La famiglia è il principale ammortizzatore sociale ed anch'essa è sottoposta a tensioni sempre più forti ultimamente, quindi la Caritas interviene quando proprio le persone non ce la fanno più, perché sono tanti anche quelli che, per un senso di dignità, si rifiutano di farsi aiutare», sottolinea il parroco dell'abbazia di San Caprasio ad Aulla, don Giovanni Perini, che della Caritas diocesana aullese è l'instancabile promotore, il quale fa notare che «la situazione ha iniziato a precipitare certo con la crisi globale del 2008, ma, soprattutto, a seguito dell'alluvione che ha devastato Aulla nel 2011. Alluvione che ha visto il prelato in prima fila tra i soccorsi, come testimonia la foto che pubblichiamo.
Da quel momento tragico non ci si è più risollevati» precisa amaramente il parroco. Una situazione di stasi che ben si rispecchia in una piaga degli ultimi anni, fanno notare alla Caritas, quella delle macchinette poste nei bar e nelle sale slot, dove si bruciano pensioni ed esistenze nel miraggio della vincita che cambia tutto. Risultato? Famiglie sfasciate in un circolo vizioso che alimenta disagio e situazioni in cui mancano sempre di più la volontà e la forza per uscirne fuori.
Fortunatamente, oltre agli enti statali preposti, a fare argine c'è anche l'operato della Caritas aullese, che ha un progetto per accorpare le tre sedi in una unica dove ora c'è l'asilo comunale (un progetto che prevede anche dei posti letto per persone senza fissa dimora) e le cui attività sono le seguenti: ritiro e distribuzione vestiario il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 15 alle ore 17; distribuzione alimenti il sabato dalle ore 10 alle ore 12; scuola di italiano per profughi presso la biblioteca civica il martedì e il giovedì dalle ore 9,30 alle ore 12; doposcuola il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 15 alle ore 17.
Inoltre, in programma anche fiere di beneficenza, raccolte di farmaci e alimentari, mercatini di Natale e commedie dialettali, i cui ricavati vanno all'assistenza alimentare delle famiglie bisognose. Il tutto con un'unica stella polare: stare dalla parte di chi sta ai margini.
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