Il Tirreno

La Sla si è presa Bruno, scultore satirico e sportivo

Bruno Fantoni con alcune sue opere
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Bruno Fantoni con alcune sue opere

Prima della terribile malattia, il dinamico ex idraulico di Castelpoggio aveva fatto gare podistiche, correva in bici e aveva girato a piedi tutte le Apuane

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CARRARA. Proprio lui che era sempre in movimento - ciclista, podista, escursionista delle Apuane, scultore - d’improvviso ha dovuto fermarsi, e vivere il terribile calvario della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, oltre tutto in una forma particolarmente aggressiva.

E così Bruno Fantoni, 70 anni, di Castelpoggio che anche da pensionato continuava a vivere tutti i suoi interessi, e nel gruppetto di ciclisti sulle strade per Campocecina spesso era davanti a tanti altri giovanotti, ha dovuto arrendersi nel giro di un anno e mezzo.

Come spiega suo fratello Vittorio, con il quale ha lavorato come idraulico per una trentina d’anni (insieme all’altro fratello Giglio, che invece se n’è già andato per l’amianto più di dieci anni fa), la diagnosi è arrivata meno di due anni fa: e nonostante le cure, da quasi dodici mesi era costretto all’immobilità, con il respiratore. Scene che purtroppo siamo abituati a vedere, rese tristemente note in particolare dalle amare storie di ex calciatori noti come Gianluca Signorini e Stefano Borgonovo.

Qui l’età è diversa, ma è lo stesso il progredire inarrestabile di un male che purtroppo miete vittime anche nella nostra provincia, dove esiste una sezione della Aisla (Associazione Sla) sorta proprio per dare un sostegno ai congiunti dei malati.

Di Bruno Fantoni resterà però la memoria di una persona davvero eclettica, brillante. Da ragazzo aveva studiato da ornatista, poi era stato scultore ma gran parte della sua vita lavorativa, come detto, l’aveva svolta nella ditta di famiglia di idraulica. Continuando però a correre da podista, anche in gare amatoriali («Ma al massimo prendeva una Coca-cola prima delle corse», racconta il fratello Vittorio), poi in bicicletta, e a coltivare la passione di scultore. Ne avevamo parlato anche sul Tirreno, sei anni fa, riprendendo un ampio servizio che gli era stato pubblicato sul bel periodico che in quegli anni era curato dall’ufficio stampa del Comune, Agorà.

E si era scoperto che Bruno Fantoni, di provata fede comunista, aveva la specialità tutta sua di “rivisitare” in chiave satirica i grandi dittatori, o comunque i grandi personaggi che non gli andavano a genio. E così Adolf Hitler, in bardiglio, eccolo con il volto allungato del topo di fogna: orecchie da topo, muso da ratto. Il Generalissimo Franco sotto la bustina militare, mostra un becco d’oca in giallo di Siena, e i piedi palmati. Mussolini, plasmato in statuario, con la classica mascella volitiva, ma la testa dalla forma inequivocabile, e irriferibile. George Bush: una faccia da bue in marmi colorati, con tanto di anello al naso e un paio di corna, vere.

Il tutto, nella sua casa-laboratorio di Castelpoggio, in cui campeggiava una foto gigante di Che Guevara.

Insomma, un personaggio a tutto tondo, ironico, e che adorava le Apuane, percorse a piedi praticamente nella loro interezza. Sposato, con un figlio, oltre al fratello Vittorio lascia anche due sorelle, i congiunti e i numerosi amici che in tutti questi anni hanno condiviso con lui la passione per lo sport all’aria aperta che riusciva a far convivere con il gusto per la satira trasformata in scultura.

L’ultimo saluto sarà questa mattina, a cura delle Onoranze funebri Carraresi, con il trasferimento a Pistoia per la cremazione.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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