Sicurezza
“Comune garante” a Massa: un flop da 1,5 milioni
Nessuno paga l’affitto e il piano del municipio per dare alloggio a famiglie in difficoltà si trasforma in un maxi esborso
MASSA. L'intento è nobile: il Comune prende in affitto da privati (e a prezzi di mercato) alloggi sfitti di mercato e li sub-affitta a canone agevolato a famiglie e persone in difficoltà. Ma il progetto Comune Garante, questo il nome del piano anti emergenza abitativa messo in piedi dall’amministrazione comunale, è stato un fallimento. Che è costato alle casse del municipio una cifra di almeno un milione di euro.
Ora il progetto Comune Garante è stato chiuso, gli affitti non sono stati rinnovati e gli appartamenti sono tornati quasi tutti nella disponibilità dei proprietari (pochi altri lo saranno a scadenza del contratto). Ma l’operazione ha lasciato un segno negativo, sia dal punto di vista economico, sia da quello della efficacia sociale del progetto.
Il progetto nacque nel 2009, il sindaco era Roberto Pucci, su input della allora vice sindaca Martina Nardi. Si trattava di escogitare una soluzione abitativa per quella fascia grigia di famiglie che non rientravano nei canoni richiesti per l’alloggio popolare, ma che non potevano permettersi un affitto a prezzi di libero mercato. Ventidue sono state le famiglie in situazione di disagio, individuate attraverso segnalazioni e colloqui con gli assistenti sociali, che hanno beneficiato del piano. Questi sub-affittuari erano chiamati a pagare una quota parte del canone di locazione. Cioè: il Comune garantiva al proprietario dell’appartamento un affitto; l’inquilino assegnatario ne avrebbe dovuti pagare 200-250 (la percentuale era però variabile).
Il problema è che nessuna famiglia ha pagato quella parte di affitto. E il Comune si è trovato a dover farsi garante – così come prevedeva il progetto – dell’intera locazione concordata con i privati. In altre parole, dal 2009 a al 2014-2015, il Comune ha pagato complessivamente più di un milione di euro (1,5 milioni, sostiene Stefano Caruso il consigliere di minoranza di Italia Unica)– per dare casa a una ventina di famiglia. Un rapporto costi benefici perlomeno critico. Perchè se è vero che quelle persone hanno avuto per alcuni anni un tetto – gratis peralrto, anche se non doveva essere così – è chiaro che la spesa del Comune è stata davvero alta.
Non solo: ci sono degli strascichi anche per gli inquilini morosi. Quelle famiglie, infatto, avevano sottoscritto un contratto che li obbligava a pagare la loro quota parte dell’affitto. E adesso si trovano (o si ritroveranno) inseguiti da cartelle di Equitalia che chiedono anche 30-40mila euro di affitti non pagati. Somme che, difficilmente – visto che si tratta di persone in situazioni difficili – saranno disposte a pagare.
«Un’esperienza non certo da ripetere», ammette senza troppi giri di parole Alessandro Balloni, assessore alla Politiche sociali. Il quale spiega poi: «Il progetto Comune garante, adottato da tante città, oltre Massa, è nato con la giunta Pucci e proseguito con la nostra amministrazione. Che ha però deciso di interrompere l’esperienza. Alla base del piano c’era la percezione che in città vi fosse una vasta fascia di cittadini in una situazione di crisi perchè avevano perso il lavoro o per altre ragioni. Famiglie in difficoltà ma non con condizioni tali da poter accedere a un alloggio popolare. Ecco, Comune garante voleva dare una risposta a questa fascia di popolazione. In questi pochi anni, però il mondo è cambiato, molte di quelle famiglie non si sono risollevate, anzi le loro condizioni sono peggiorate. E allora ecco la morosità diffusa. Anche se, va detto, tutti sapevano che entrando in quelle abitazioni dovevano pagare un canone. I servizi sociali erano stati chiarissimi in proposito».
Insomma, al grido di “tanto sono soldi del Comune”, c’è stata un’evasione di massa dell’affitto. E a pagarla, adesso, è la collettività.
Claudio Figaia
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