Il Tirreno

Alluvione, ferita ancora aperta

Alessandra Vivoli
L'esondazione del Carrione il 5 novembre di due anni fa
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L'esondazione del Carrione il 5 novembre di due anni fa

Marina di Carrara, un viaggio nelle strade e nelle case colpite dall’esondazione. Il “mostro” non è il Carrione

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CARRARA. Gli occhi rivolti al cielo. Le mani strette a pugno. Forte. Se si potesse descrivere, utilizzando solo un paio di immagini, lo stato d’animo della gente di Marina di Carrara, due anni dopo l’alluvione che ha portato via molto, a qualcuno tutto, i gesti da fermare in uno scatto sarebbero proprio questi. Gli occhi al cielo, perché quando si parla di alluvione, nella pancia della vecchia Marina, istintivamente lo sguardo va alle nuvole. Si scruta il cielo. E chi vive a un tiro di schioppo dal Carrione oramai lo fa d’abitudine, appena l’umidità si fa più pesante. Le mani invece si stringono, per frenare la rabbia. Non contro il fiume, stavolta no. Il Carrione non è il mostro. La rabbia però è ancora la stessa. Contro chi ha costruito quell’argine, franato come fosse fatto d’argilla sotto l’onda di piena che all’alba del 5 novembre di due anni fa ha mandato sott’acqua interi quartieri.
Il sindaco Angelo Zubbani ha detto una cosa forte: «Subito dopo l’alluvione ho sentito che il rapporto di fiducia fra la città, il Comune e le istituzioni era venuto meno. Era crollato insieme all’argine del fiume».
A due anni dall’alluvione la sensazione è proprio questa. Anzi, sembra che quel rapporto di fiducia si sia interrotto in maniera definitiva e che la ferita di una comunità colpita nell’intimo, nelle proprie case e nei propri ricordi ridotti a poltiglia, non sia stata ancora ricucita. Vagando fra le strade di Marina, in quella che per giorni, settimane e mesi, è stata la “zona rossa”, a dispetto di un passato che l’aveva eletta come la zona residenziale per eccellenza, chi ha vissuto l’alluvione sulla propria pelle alza gli occhi al cielo. E stringe le mani a pugno.
Le storie sono tante. I punti in comune troppi. «Ho perso tutto, mi hanno dato cinquemila euro, solo per rifar partire la macchina ne ho spesi il doppio», racconta Sabrina Bertoloni, da via Del Medico. «Abbiamo dovuto rifare la casa da principio, non c’era più nulla da salvare», le fa eco Evo Bertuccelli, da via Menotti.
Spese da affrontare ingenti, e, ad oggi, pochi contributi. «Vogliono le fatture, è tutta una roba complicata - si sfoga Milva Del Padrone - non ci pensano che a 74 anni ho dovuto comprare di nuovo perfino i fazzoletti e la biancheria per il letto, come una sposa».
C’è la rabbia per una ricostruzione lenta, per una burocrazia che rende tutto più difficile e per un senso di abbandono che, nel cuore di Marina, in molti sentono ancora. A questo sentimento si aggiunge la paura, quella che non fa dormire quando il cielo è più nero. Ma anche quella che si addensa attorno al nuovo argine, quello che si sta ricostruendo proprio là dove era crollato.
«Ma sarà sicuro? E noi saremo al sicuro?» È la domanda più frequente in via Menotti, in via Firenze, in via Argine Destro. La fanno soprattutto gli anziani quando si parla dei lavori sul fiume. Sono quelli che non ci possono nemmeno pensare a rivivere quel 5 novembre e che, forse, oggi non avrebbero più le energie per mettersi a combattere con il fango.
E così si ritorna al punto di partenza. Agli occhi al cielo, alle mani strette a pugno. A una Marina ancora ferita, a una ricostruzione faticosa e a un rapporto con le istituzioni che sembra minato dalle fondamenta. Eppure adesso i lavori, il masterplan - per dirla in termini tecnici - degli interventi per la messa in sicurezza del territorio proprio ieri mattina è stato presentato a palazzo. Un monitoraggio completo sul Carrione, dalla foce ai monti. La ricostruzione del muro crollato, in via Argine Destro, invece è sotto gli occhi di tutti come quelle pesanti palancole destinate a ancorare l’argine e tenere lontana la paura.
Ma qualcosa da quel 5 novembre di due anni fa è cambiato. Qualcosa si è rotto, di ancora più profondo del muro. Ma ricostruire è un dovere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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