Sicurezza
Sanac senza compratori torna l’allarme occupazione
L’azienda del gruppo Ilva fuori dalle trattative per l’acquisizione delle acciaierie Produzione al rallentatore, contratti interinali non rinnovati, posti di lavoro in calo
MASSA. Suona di nuovo forte l’allarme alla Sanac, la fabbrica di refrattari di via Dorsale dove sono impiegati 115 dipendenti. E il fischio della sirena arriva ancora da Taranto, dove si gioca la partita dell’Ilva, a cui Sanac è legata a doppio filo.
l problema è che per l’acquisizione di Ilva ci sono in campo due cordate. ma nessuna delle due prevede di acquistare anche Sanac. Gli indiani di Arcelor Mittal assieme al gruppo Marcegaglia e il gruppo Del Vecchio-Arvedi supportato dalla Cassa Depositi e prestiti hanno presentato le loro “manifestazioni di interesse”, cioè una bozza del piano industriale che intendono realizzare per rilanciare il polo siderurgico che fu il più grande d’Europa. In queste proposte, però, non c’è traccia di coinvolgimento del gruppo Sanac. Cosa che ha fatto subito alzare il livello di attenzione dei sindacati. Le segreterie nazionali di Filctem, Femca e Uiltec, al termine di un incontro a Roma con i responsabili dell’amministrazione controllata di Ilva e i dirigenti di Sanac, dicono: «Al momento non è dato sapere quale proposta prevarrà, né il contenuto dei piani industriali, né quali rapporti avrà il nuovo azionista con le aziende controllate (come Sanac). I prossimi tre mesi dovrebbero essere decisivi per conoscere il futuro assetto di Ilva».
Dal vertice romano sono arrivate parole di rassicurazione: ci sono altre società interessate a Sanac, la volontà degli amministratori è di cedere la società senza spacchettamenti. Tuttavia, la preoccupazione dei sindacati resta. Cgil, Cisl e Uil dicono: «È necessario che le organizzazioni sindacali e i lavoratori interessati abbiano tutte le informazioni utili a comprendere ogni passaggio significativo e per questo dovranno svolgersi tempestive riunioni di coordinamento coi responsabili dell’azienda. Per noi la vicenda va inquadrata all'interno della più ampia difficoltà in cui versa l'industria dei materiali refrattari nel nostro paese così come la gravissima decisione di Vesuvius chiudere i propri stabilimenti italiani sta a dimostrare». Per tutte queste ragioni le segreterie di Filctem, Femca e Uiltec hanno chiesto un tavolo di confronto urgente con il ministero dello Sviluppo Economico, mentre si stanno mobilitando anche a livello locale. «Anche noi abbiamo chiesto un incontro con le istituzioni locali per accendere i riflettori su questa vicenda», spiega Daniele Del Freo, segretario della Filctems Cgil apuana.
Sanac, che apparteneva alla famiglia Riva, produce materiali refrattari; il 60% circa della sua produzione serve per gli altiforni delle acciaierie Ilva, il restante 40% viene assorbita da altre aziende. La crisi del colosso di Taranto ha già avuto contraccolpi sulla fabbrica massese. L’attività è rallentata, molti dei contratti interinali non sono stati rinnovati, gli occupati sono scesi da 140 di un paio di anni fa ai 115 attuali. «I lavoratori hanno già pagato un prezzo – dice ancora Del Freo – e il territorio non si può permettere altre emorragie di posti di lavoro».
Claudio Figaia
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