Sicurezza
«Con quel pezzo di muro è crollata anche la fiducia»
«Non sono stato lucido, ho sbagliato allora a parlare di non responsabilità» «Se tornassi indietro? Chiederei maggiori verifiche a Provincia e Regione »
CARRARA. Dal 5 novembre di due anni fa, come tanti carraresi, quando la pioggia si fa più intensa nemmeno lui dorme più. E dal giorno dell’alluvione, due anni fa, ha capito che qualcosa di molto importante si era rotto fra lui, primo cittadino, e Carrara, la sua città. «È venuto a mancare il rapporto di fiducia, perchè quello che è successo è stato in parte colpa del cielo, della pioggia, ma in buona parte di errori umani. Un pezzo della nostra credibilità è crollato, insieme ai cento metri di argine del Carrione».
La nostra chiacchierata con il sindaco Angelo Zubbani comincia dal principio.
Sindaco Zubbani dov’era al momento dell’esondazione del Carrione?
«Ero venuto in Comune prestissimo, alle 5. La Protezione civile aveva monitorato la situazione della pioggia, intensa, per tutta la notte. Io ero nella sala del centro operativo quando mi ha raggiunto la notizia che il Carrione aveva rotto l’argine e che Marina stava andando sott’acqua».
Cosa ricorda di quei primi momenti?
«Ricordo l’emergenza, che si è aperta su diversi fronti. La cosa principale era coordinare i soccorsi. Era una situazione complicata: da una parte le ruspe, sul fiume, stavano tentando di tamponare quei cento metri di argine crollato con massi e terra. Dall’altra c’erano le operazioni di soccorso: si erano alzati due elicotteri, c’erano i gommoni. Si andava casa per casa per recuperare la gente, quella sui tetti, quella bloccata ai primi piani. Si era diffusa la notizia di un morto e un disperso, il mio primo pensiero, allora era quello di salvare le vite umane. Il clima era di tensione estrema: ricordo che a metà mattina prendemmo la decisione di abbattere parte della recinzione del porto per far defluire l’acqua dal centro di Marina. C’era poi da attrezzare CararraFiere, con posti letto e pasti caldi per gli sfollati. Si lavorava in emergenza, senza sosta, insieme ai volontari e alla Protezione civile: solo nel tardo pomeriggio l’argine è stato tamponato».
Sindaco lei quando è andato per la prima volta nelle zone alluvionate?
«Sono andato nella zona rossa, nel cuore di Marina la mattina presto, il 6 novembre. Ho visto il disastro. Ho visto la gente china, a spalare il fango, ho visto montagne di cose care che erano diventate rifiuti. Ma, soprattutto, mi ha colpito la disperazione che ho visto negli occhi della gente, era la stessa che avevo toccato con mano due anni prima, nella precedente alluvione. Vedere reiterata la stessa situazione, la stessa disperazione mi ha colpito profondamente».
Qual è stato l’impatto con la “sua” gente?
«In via Argine Destro mi ha colpito la dignità, la forza con cui le persone mi chiedevano aiuto: c’era bisogno di tutto e come prima cosa di liberare le case dal fango e dall’acqua. In altre strade alluvionate ho sentito la rabbia, il risentimento. In quel momento ho capito che il rapporto con la città si era rotto».
Perché?
«L’alluvione ha segnato il punto di massima criticità. Credo che la gente abbia capito subito che in quell’evento, in quella esondazione in parte la responsabilità è stata del cielo, ed in parte è stata responsabilità dell’uomo. Si è perso un bel pezzo di credibilità, tutti quanti, tutte le istituzioni. Quello che mi rimprovero è di aver perso la lucidità: non sono stato in grado di spiegarmi bene con la mia città».
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Si riferisce alla frase “non siamo responsabili” pronunciata il giorno della manifestazione in piazza Due Giugno?
«Certo. Non era mia intenzione far passare il messaggio che come amministrazione ci sentivamo immuni, non era questo il senso. Avevo visto sventolare il cappio, c’erano fumogeni e gente che mi prendeva le gambe, da sotto le scale del Comune: ho perso la lucidità, ma era un momento davvero difficile. Con questo non cerco scuse: un pezzo di credibilità è crollato, proprio come quei cento metri di muro durante l’alluvione. Adesso si sta cercando di recuperare il rapporto fiduciario con tutte le istituzioni, non solo con il Comune».
C’è una cosa, in positivo che l’ha colpita in quei giorni così difficili?
«La cosa bella è stata la forza di Carrara. Anche in quei momenti difficile la città ha dimostrato tutta la sua storia, e il suo grande carattere. Il nostro popolo è abituato a lottare, ce l’ha nel Dna. I carraresi hanno gli anticorpi per reagire anche nelle situazioni più critiche».
Sindaco cosa non rifarebbe se potesse tornare indietro a prima del 5 novembre di due anni fa?
«Tornassi indietro avrei senza dubbio un rapporto meno fiduciario con gli enti competenti (Regione e Provincia), per legge, ai progetti e alla manutenzione sul Carrione. Avrei chiesto di essere tenuto aggiornato dei progetti, delle opere, e avrei convocato il tavolo tecnico e istituzionale per fare le verifiche».
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