Il Tirreno

«Ora ricognizione dei beni estimati»

L’associazione Oro Bianco torna sulla Consulta: non c’è tempo da perdere

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CARRARA. «La sentenza della Corte Costituzionale che sancisce come la Regione Toscana non sia l'istituzione idonea a legiferare sui beni estimati rappresenta ancora una volta il fallimento politico, al di la delle dichiarazioni di facciata (un bel tacere non fu mai scritto!), del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e del Sindaco del Comune di Carrara Angelo Zubbani che a più riprese aveva garantito che la legge regionale era lo strumento giusto per riportare finalmente le cave di marmo, tutte, tra i beni indisponibili del Comune»: a scriverlo è l’Associazione Oro Bianco. «Al di la dell'incredibile errore di natura legale rimarcato dalla Corte Costituzionale, è evidente che si sono persi altri due anni, e purtroppo se ne perderanno molti altri. Il tutto denota come alla base ci sia una mancanza assoluta di volontà politica ed un asservimento alle necessità di pochi a discapito della salute dei cittadini e dello sviluppo del territorio. Non si può non concordare con la Corte Costituzionale quando nel dispositivo della sentenza sottolinea che “le vicende successive all'editto del 1751, dunque, sono segnate da una sequenza di plurisecolari inefficienze dell'amministrazione, che hanno impedito le verifiche e gli accertamenti necessari a porre ordine alla materia”». L’Associazione Oro Bianco «sottolinea come i beni estimati non siano mai usciti dalla patrimonialità indisponibile del Comune di Carrara e ritiene assolutamente imperativa e categorica, a questo punto, una ricognizione storica catastale sin dal 1731. In quella data, tali aree avrebbero dovuto essere state iscritte. Si rileverà la loro esistenza e consistenza, verificando se le stanzette si sono trasformate in sale. In conseguenza le semplici dichiarazioni certificate o atti notarili con cui si aumenta la superficie dei beni estimati fino alla consistenza odierna sono nulli. E chi non ha controllato si è reso corresponsabile di grave danno alla collettività. Non c'è bisogno di intraprendere vie improprie, basta pretendere una certificazione demaniale storica. La verifica su 3 cave da noi effettuata aveva evidenziato abusi che avevamo comunicato a chi di competenza senza che venissero presi provvedimenti».

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