Il dolore
«La Furrer così è risorta e qui investiamo ancora»
Il patron Gino Mazzi ricorda: in un mese e mezzo l’azienda è tornata operativa. Acquisita la ex Valta, diventerà un nuovo show room per marmo e lastre
CARRARA. «La rimettiamo in piedi. La nostra azienda la rimettiamo in piedi».
È questo che ha pensato Gino Mazzi, storico patron dell’azienda Furrer, una big del marmo conosciuta in tutto il mondo, guardando dal ponte di via Pucciarelli la devastazione del Carrione. Alle 7 di mattina del 5 novembre di due anni fa.
«Mi hanno chiamato alle 6 e mezzo, ho subito pensato, sono i soliti esagerati, ci sarà qualche allagamento. Quando sono arrivato sul ponte ho avuto un attimo di scoramento. Il fiume scorreva in mezzo ai blocchi, aveva sommerso i macchinari. Gli uffici al piano interrato non esistevano più, c’erano quaranta centimetri d’acqua dentro alla segheria - racconta oggi Gino Mazzi, con addosso solo un maglione leggero e non la cerata dei giorni peggiori - Abbiamo reagito subito, abbiamo pensato ai cinquanta dipendenti che lavorano alla Furrer: anche grazie a loro in un mese e mezzo ci siamo rimessi in piedi, siamo tornati operativi».
«Qui, in questi piazzali eravamo a lavorare in cento - continua - Ci siamo affidati a una ditta specializzata nel recupero delle aziende devastate, la Ben Power: mangiavamo tutti insieme, in mezzo al fango. Non ci siamo fermati e abbiamo ripulito le lastre una per una, lavato i blocchi, tutto quanto. C’è un solo rammarico, quello di aver perso l’archivio dei lavorati, per quello non c’è stato nulla da fare».
Tutto il resto, nel giro di un mese e mezzo ha ricominciato a funzionare alla Furrer. E Gino Mazzi non ha mai pensato neppure per un istante di spostarsi da un’altra parte, di portare la sua azienda un po’ più distante dal Carrione. Anzi in questa zona ha addirittura deciso di continuare a investire: ha acquisito la ex Valta, proprio davanti alla Furrer e quei 15mila metri quadrati ospiteranno a breve uno show room e lo stoccaggio del materiale.
«L’uomo che agisce può tutto - dichiara Mazzi - questa è la lezione che ho imparato dall’alluvione. Nei momenti di difficoltà non bisogna arrendersi ma rimboccarsi le maniche e cercare di rimettersi in piedi, il prima possibile».
Di mezzo c’era il lavoro. Cinquanta posti di lavoro, cinquanta famiglie.
«Il messaggio che era passato, nei momenti successivi all’alluvione - ricorda il dottor Mazzi - è che la Furrer era andata distrutta, che non avremmo più potuto lavorare. Questo ci ha dato la forza per una corsa contro il tempo, per ripartire il prima possibile e per far tornare l’azienda quella di prima. Prima che tutto quanto finisse sotto quello tsunami di acqua e fango».
La Furrer è risorta e, a due anni dall’alluvione, si appresta a raddoppiare, allargandosi anche dalla parte opposta della strada, in via Pucciarelli, sempre a un tiro di schioppo dal Carrione e dall’argine che si è sbriciolato.
«Ora ci sentiamo al sicuro - conclude Mazzi - perché il muro è stato ricostruito come doveva essere costruito. Per quello precedente c’erano state tante segnalazioni, ma alla fine tutto è andato sott’acqua».
Alessandra Vivoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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