Il Tirreno

Al pronto soccorso tra gazebo colabrodo e display futuristici

Al pronto soccorso tra gazebo colabrodo e display futuristici

I sindacati sul caso dell’anziana: un episodio isolato E in sala d’attesa informazioni in tempo reale ai parenti

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MASSA. I sindacati lo hanno detto e ridetto, in tutte le lingue del mondo: un problema personale all’ospedale delle Apuane c’è. Problema di numeri e di organizzazione. Lo ribadiscono anche oggi: non sono disposti ad arretrare neanche di un centimetro, ci tengono, però, a mettere qualche puntino sulle “i” e ad evitare che il dito sia rivolto contro i lavoratori perché se un’anziana - lo ha denunciato la famiglia - è rimasta sporca in un letto dell’osservazione breve intensiva, in pronto soccorso, l’episodio non può e non deve farsi simbolo di un’inefficienza. Contingente e isolato, non può essere occasione per - parola di Valerio Musetti (Cgil) - stigmatizzare la sanità pubblica e i suoi lavoratori. Ne è convinto anche Claudio Salvadori (Uil): «Nel giorno dello spiacevole episodio - spiega - non risultano in pronto soccorso problemi di personale, in ogni caso stiamo ricostruendo l’accaduto per fare il punto. Forse - rincara il sindacalista - sarebbe il caso di convocare un tavolo con l’azienda, tavolo locale che permetta di focalizzarci sui problemi della sanità apuana, senza essere chiamati ad un più complesso e meno produttivo confronto in area vasta». Tavolo per capire e ricostruire: «È rilevante sapere - insiste Musetti - se l’anziana è rimasta sporca a lungo o solo qualche minuto prima che la famiglia entrasse in stanza. Non è un dettaglio». Non lo è e non lo sono neanche i numeri perché se è vero che il 31 ottobre, quando la paziente di 87 anni è arrivata in pronto soccorso, non c’erano assenze o carenze di organico, è altrettanto vero che in osservazione breve, per 12 pazienti delicati e monitorizzati - a fornire i dati è la Cgil - ci sono 2 infermieri e un solo operatore socio sanitario. E nessuno con il dono dell’ubiquità. Chiaro, dunque, che la logica di intervento sia la gravità. Episodio da ricostruire, quindi, e di cui ieri mattina si parla nei corridoi dell’ospedale delle Apuane, al bar del primo piano, durante le pause. Per capire e contestualizzare.

Qualcuno apre il giornale anche in sala d’attesa, al pronto soccorso, e la notizia di un’anziana sporca in un letto la nota e la fa notare agli altri, ma il clima tranquillo e la scarsa affluenza, evitano che i toni si alzino.

Non c’è folla ieri mattina, la sala che durante l’estate non è riuscita ad accogliere i tanti pazienti in attesa, con stuolo di parenti al seguito, ieri mattina ha ancora qualche sedia libera. Piove e si avventura all’esterno soltanto chi non resiste al richiamo della nicotina, del resto la possibilità di proteggersi dall’acqua, valicata la porta del pronto soccorso, non c’è. La scorsa estate l’azienda sanitaria ha allestito tre gazebi per evitare l’insolazione ai parenti in attesa. Ma se quei gazebi hanno combattuto con il sole agostano, ora si arrendono alla pioggia di novembre: sono colabrodo. L’acqua scivola lungo i bordi delle tende e raggiunge le sedie in legno e le panche sistemate sotto i dehors. Per fortuna i posti liberi dentro ci sono, se così non fosse, toccherebbe fare il bagno o starsene in piedi, ad ombrello aperto.

Una bella mano ad allentare la tensione in sala d’attesa la danno i nuovissimi display : sono stati allestiti dall’azienda sanitaria un paio di giorni fa. Due grandi schermi su cui tutti i parenti tengono gli occhi puntati. Tu stai male - per spiegarne il funzionamento - arrivi al pronto soccorso, ti viene fatto il triage (la prima diagnosi) e ti viene assegnato un codice di gravità e un numero che permette, senza rivelare il tuo nome e tutelando la tua privacy, di identificarti. Quel numero viene comunicato ai parenti e il resto lo fa lo schermo: compare il numero, il codice, la situazione in cui si trova il paziente. Se è stato visitato, se è stato trasferito in radiologia, se è in trattamento. Parenti rassicurati e operatori alleggeriti dalle continue - e comprensibili - richieste dei familiari.Su uno schermo sono indicati i pazienti già in carico al pronto soccorso, nell’altro quelli che, dopo il triage, aspettano di entrare. Ieri mattina, poco dopo mezzogiorno, la lista dei pazienti in trattamento è lunghissima, sfila lentamente sullo schermo. Decine e decine di persone. Nessun codice rosso. Neanche un nome sul display dei pazienti in attesa: tutti visitati e in cura. E ad occupare la sala sono i parenti. Una mattinata lineare, ma i problemi arrivano quando il flusso aumenta. E l’aumento dei carichi di lavoro - spiegano i sindacati - in sanità non è prevedibili.

Chiara Sillicani

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