Sicurezza
Palazzo Fantoni fermo al sisma del 2013
Il monumento porta ancora le ferite provocate dal terremoto. La fondazione: «Fondi ci sono ma non si possono toccare»
FIVIZZANO. Ancora oggi, a distanza di oltre tre anni, dal sisma del 21 giugno del 2013, l’antico cimelio storico cittadino, il Palazzo Fantoni Bononi, sede del Museo della Stampa Jacopo da Fivizzano, porta ancora su di se le ferite inferte dal terremoto.
A spiegarci i motivi del perché è Jacopo Bononi, imprenditore alberghiero e vice presidente della Fondazione Ljb (Loris Jacopo Bononi), membro della famiglia proprietaria dell’immobile. «Emerge la presenza nelle casse della Regione – riferisce Bononi- di fondi che sarebbero disponibili e che invece per motivi di pareggio di bilancio imposti dalla Comunità europea non si possono toccare. Trattandosi di svariati milioni di euro appare del tutto evidente la necessità di mettere in luce alcuni aspetti che riguardano il Palazzo Fantoni Bononi, sede del museo della Stampa».
Qui Jacopo Bononi esegue un breve excursus degli avvenimenti “il precedente terremoto del 1995 aveva reso il palazzo oggetto di un importante intervento di recupero e messa in sicurezza con interventi pubblici che hanno permesso la prosecuzione dei lavori, la loro ultimazione e la piena attività della struttura museale fino al 2013. Dopo il sisma di tre anni or sono invece le pratiche di erogazione dei fondi stanziati si sono arenate, non tanto e non solo per la destinazione degli stessi alle prime case, ma specialmente perché il monumento in oggetto, di proprietà privata ma completamente e gratuitamente messo a disposizione del pubblico per decenni, non ha potuto accedere ad oggi ad alcun tipo di finanziamento, malgrado la proprietà tramite la Fondazione Loris Jacopo Bononi onlus, abbia a proprie spese portato avanti due progetti di cui uno globale e uno di messa in sicurezza provvisorio, al fine di riaprire il museo e consentire le normali attività culturali». Ed ecco la critica del vice presidente della Fondazione Ljb: «È di tutta evidenza che le autorità preposte, in particolare quelle locali e nello specifico l’amministrazione comunale fivizzanese, dovrebbero farsi carico, come del resto in questi giorni dai giornali si apprende che abbiano cominciato a fare, di questa delicata questione. La priorità data alle prime e alle seconde case non va certamente messa in discussione, ma consentire che forse l'unico monumento e centro culturale del Comune venga lasciato a sé stesso e con lui la proprietà, nonché i fruitori finali, ossia la popolazione, appare parimenti inaccettabile».
Si apprende poi che la Fondazione Ljb onlus ha interessato direttamente il presidente della regione Toscana Enrico Rossi «che si è impegnato personalmente a mettere a disposizione dei progetti, eventuali fondi rimanenti dalle chiusure di bilancio, per cui ci attendiamo che lo stesso solerte impegno arrivi dalle autorità locali». Nel frattempo sono state organizzate nel giardino del palazzo manifestazioni di vario genere «ma non sembra possibile leggere- conclude Jacopo Bononi- di tanti e tali fondi disponibili, che potrebbero riportare alla normalità il territorio e le annesse attività e che invece sono immobilizzati e inutilizzabili».
Marco Landini
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