Sicurezza
Il regno del degrado nel centro di Avenza
L’ex palazzo della mutua, poi diventato della tranvia e del Cat, lasciato in abbandono: la protesta dei cittadini
AVENZA. Da punto nevralgico della sanità, a monumento al degrado, lungo un periodo di oltre mezzo secolo. La sorte del “Palazzo della mutua” o “della tranvia” come veniva indicato a inizio anni Sessanta, è stata segnata pochi decenni dopo il suo battesimo, avvenuto in pompa magna nell’Avenza che, al pari delle altre zone apuane limitrofe, stava ancora uscendo dai disastri causati dalla seconda guerra mondiale, con tanto di bombardamenti sulla popolazione civile e, conseguentemente, tantissime vite.
Anche se, architettonicamente parlando, la costruzione era (ed è tutt'ora) un autentico pugno nell'occhio in una via Giovan Pietro costellata da villette stile Liberty, la grigia struttura che ospitava uffici e ambulatori veniva considerata una sorta di fiore all'occhiello degli avenzini e non, visto che essa offriva servizi sanitari e altro, il tutto a portata di mano, senza dover usare il filobus per raggiungere la città, innovativo mezzo di trasporto dell'epoca, il cui deposito era proprio alle spalle del palazzone in questione, nel quale era stata creata una specie di galleria per l'entrata e l'uscita dei veicoli pubblici.
Adesso, però, la costruzione cade letteralmente a pezzi, offrendo un bruttissimo e pericoloso biglietto da visita a via Giovan Pietro, sede tra l'altro del mercato settimanale. Di ciò se ne lamentano gli avenzini, specialmente quelli non più giovanissimi, puntando il dito sul degrado in cui versa l'edificio.
Ma come si è arrivati a tutto ciò? Ripercorriamo quindi la vicenda del “Palazzo della Mutua” grazie ad alcune note storiche rilevate nei libri dell'avenzino doc, Pietro Di Pierro. Lo scultore carrarese Carlo Finelli (1782-1853), tra i vari legati lasciava nel 1852 “ai poveri fanciulli di Avenza” un consistente patrimonio. La sua villa all'angolo tra la Carrareccia e la Via Romana, doveva essere quella scuola di “leggere scrivere e dottrina cristiana” di cui il paese mancava e, in epoca preunitaria senza scuola pubblica, era davvero una gran cosa. Intorno alla villa c'era un vasto terreno (con una seconda casa colonica non più esistente) che si estendeva tra la via Romana (oggi via Giovan Pietro) e la strada di Campo d'Appio. Sopra la via Romana, li vicino, un altro vasto terreno (poi occupato dalla tranvia), un altro piccolo appezzamento lungo la via nuova calessabile (trasformata poi viale XX Settembre), una porzione di casa con aia in via Carriona o Carrareccia e, infine, un vasto appezzamento in località Canaletto alla Grotta (oggi zona industriale). Nel 1915 la costruzione del viale XX Settembre inglobò il terreno. Nello stesso anno la necessità di dotare la città di una tranvia, il terreno sopra la via Romana (o Emiliana secondo altre fonti) veniva utilizzato per la costruzione del deposto tranviario (un Liberty industriale). Tra le due guerre il terreno residuo all'estremo ovest era diventato il campo sportivo “Pino Volpi” utilizzato dall'allora San Marco Calcio (e delle giostre).
Nel 1958 a filo della via ex Romana o Emiliana (che allora si chiamava via Rosselli) venne costruito il nuovo palazzo della Tranvia (Amac) che, oltre agli uffici della municipalizzata trasporti, ospitava gli ambulatori Inam, l'ambulatorio del medico condotto e l'Ufficio Miniere.
Si arriva dunque a fine anni Ottanta, periodo in cui il palazzo della tranvia, di proprietà comunale, continua la sua funzione come ufficio dei trasporti provinciali (consorziati nel Cat) col trasferimento, degli altri servizi municipalizzati, igiene e acquedotto, alla nuova Amia, dell'ufficio minerario e degli ambulatori Asl all'ex Gil nella vicina zona Centrale (1995). La parte libera venne utilizzata per la “casa dei diritti e delle culture” decisione contestata con tanto di dimostrazioni popolari. Il deposito degli autobus (a motore e non più filobus) divenuto incompatibile con l'ambiente, venne trasferito in via Catagnina a Massa (e dopo alcuni anni di abbandono utilizzato per la Protezione Civile) e cinque anni fa anche gli uffici dell'ex Cat (divenuto Atn e poi Ctt) subirono la stessa sorte. Per brevi periodi, alcuni locali del pianterreno del palazzone ospitarono sedi distaccate dei vigili urbani e della Pubblica assistenza di Avenza durante la ristrutturazione della sua sede storica. Anche ciò che restava della casa dei diritti e delle culture, cioè la sola moschea, lasciava l'immobile.
E siamo ai giorni nostri, con il “Palazzo della mutua e della tranvia” che si erge spettralmente sul salotto buono di una delle zone storiche di Avenza, centro del commercio e del passeggio. Una costruzione ricoperta in parte dai rampicanti e con le mattonelle del rivestimento esterno che cadono sui marciapiedi, “protetti” da una rete verde di plastica.
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