Sicurezza
Dai Fabbricotti alla Spm, quel borgo che non vuole morire
MARINELLA DI SARZANA. A presidiare duecento anni di storia sono rimaste quattrocento anime. Vegliano, e vivono, su un pezzo di storia agricola al confine fra Liguria e Toscana. I cavi che passano da...
MARINELLA DI SARZANA. A presidiare duecento anni di storia sono rimaste quattrocento anime. Vegliano, e vivono, su un pezzo di storia agricola al confine fra Liguria e Toscana. I cavi che passano da un edificio a un altro, le poche macchine e le antenne sui tetti non riescono, per fortuna, a cancellare quell’impressione, varcato uno degli ingressi del borgo, di entrare da un accesso privilegiato in un luogo di sospensione temporale.
Sono impressioni da occhio poco allenato alle tenute bucoliche, non c’è dubbio, eppure l’aria che si respira è quella. Gli ingressi squadrati bicromi delle case sono infiorettati dai citofoni e la cosa sbalorditiva è che sono quei nomi con i pulsanti accanto a sembrare anacronistici in quest’atmosfera da colonia agricola dell’ottocento.
«Sono venuto qui, da fiorentino, perché dalle mie parti è scomparsa la terra, l’agricoltura e ho ritrovato le origini. Così mi sono messo a documentarmi», spiega il videomaker Maurizio Rivi, dal 2011 fisso nel borgo. «La storia rimonta fino a Luni, ma per restare alla struttura moderna si parte dal settecento, quando il duca di Terranuova lo affità ad Agostino Magni Griffi». Ci vide qualcosa qui, e non fu cattivo profeta. Cominciò le bonifiche della palude e portò le prime vacche, che andò a prendere in Svizzera. Minore fu la sua fortuna come fattore: dovette affidarsi ai Fabricotti che gli prestarono del denaro e quando non riuscì a ripagarlo la ricca famiglia decise di rilevare l’azienda. 325mila lire, in monete d’oro e d’argento.
«Furono loro a dare la moderna e definitiva impronta al borgo. Divisero le piazze: una per la vendita, dove ora sorge il circolo, le altre per la produzione e l’immagazzinamento. Unirono le proprietà comprando piccoli appezzamenti, fino quasi alla struttura attuale».
400 ettari che da dal borgo arrivano fino al fienile bruciato. Paradiso degli amanti di passeggiata e corsa all’aria aperta. Ora ci sono 50 famiglie a stento, ma un tempo il borgo era animato da 1000 persone. «Con la crisi del ’29 e altri problemi di debiti anche i Fabbricotti andarono a gambe all’aria – spiega Rivi – i beni finirono alla Bnl e poi arrivò Monte dei Paschi». È quasi storia recente.
L’attuale composizione ha lasciato al 25% la banca, con il resto delle quote controllate dalla Spm, con presidente Pier Luigi Corsi. Si sprecano i progetti di recupero del borgo, dai conservativi a quelli di valorizzazione. Pare abbia dato un’annusata anche Oscar Farinetti, di Eataly. Per adesso però è tutto fermo. Monumento a un tempo antico che lentamente muore. (l.r.d.)
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