La manifestazione
Tante rotte vengono esternalizzate
Le risorse vengono utilizzate al minimo Il traffico è un caso, costretti allo slalom
MASSA. Rallenta e rallenta sempre di più, quasi a fermarsi in mezzo alla strada. Partono le quattro frecce e... si ferma. In viale Stazione, in direzione della ferrovia. Non ha un problema al motore, ha proprio posteggiato lì. Quando l’autobus è costretto a oltrepassare la linea e invadere l’altra corsia per sorpassarlo guarda l’autista sbigottito.
«Almeno uno per ogni passaggio che faccio da viale Stazione, ma oggi (ieri per chi legge, ndr) non è neanche male. ». Questa è la mattinata sulla circolare di Claudio Corazzini. E a ogni fermata, allontanandosi dal centro di Massa in direzione di Marina vengono fuori i problemi della linea. E mancano anche punti d’informazione (zero in città), le biglietterie automatiche sono poche, nessuna al Noa, e i maleducati spesso fanno quel che vogliono impuniti. Bello stress.
Prima di tutto le fermate. Molte sono segnalate in modo inappropriato, difficile distinguerle per il passeggero sul bus. In via Marina Vecchia una è semi nascosto da un cespuglio molto alto e la segnalazione a terra è quasi inesistente. «Per i colleghi che non sono pratici e magari vengono a fare una sostituzione – spiega Corazzini – individuare certe fermate è praticamente impossibile». E più si va avanti più aumentano le fermate che non hanno segnali a terra. Dopo tre di fila senza alcun segno arancione ecco che a terra compare un quadrato arancione e tre lettere: Bus. Il mezzo si ferma, apre le porte, non si può scendere. C’è un cartello pubblicitario. È piazzato proprio lì, in mezzo alla fermata. «Devo fermarmi prima altrimenti non si scende», dice accompagnando con un sorriso di comprensione la discesa della signora stranita.
Ha una camicia blu l’autista, come chiunque stia dietro al volante di un mezzo Ctt. «Sì ma ci danno più le divise, solo quelle invernali, d’estate ci si arrangia», conferma Leo Fazi, autista anche lui e sindacalista Cgil. «L’incertezza è dovuta allo stallo tra il Consorzio Mobit e i francesi di Ratp, che il Tar ha bloccato nei giorni scorsi. Con quella almeno sarebbero arrivate delle risorse da spendere nei prossimi tempi, così invece si tirano i remi in barca. Non si investe più, nemmeno sulle piccole cose, figuriamoci sulle grandi».
In effetti la gran parte degli autobus che circolano sulla linea urbana sono stati rinnovati. «Non si fermano mai però - dice Maurizio Tongiani, della Faisa – non c’è tempo nemmeno di fare manutenzione o sosta. Per mantenere i ritmi di lavoro il collega che arriva dopo è costretto a “scippartelo” per partire subito. Solo che i mezzi così sono sottoposti a superlavoro, invecchiano presto».
Il personale invece? «Anche qui c’è da dire che in questo periodo siamo in pari – spiega Tongiani – solo che negli anni scorsi sono andati via tanti colleghi, pensionati, e non sono mai stati rinnovati. Allora vista l’incertezza gli investimenti vengono rimandati e si passa alle esternalizzazioni. Sono già 11 nel nostro territorio». Servono zone periferiche. Il biglietto si paga allo stesso modo, ma gli autobus sono diversi. Più vecchi e fatiscenti. «Per non parlare delle condizioni in cui lavorano i colleghi. Turni lunghissimi e faticosi, con la pressione del contratto da rinnovare». (l.r.d.)
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