Finanza
Allarme aggressioni sui bus. Gli autisti:«Siamo impotenti»
Previsto un premio per chi fa più multe. I dipendenti: «E' un meccanismo sbagliato»
MASSA. «Signore il biglietto, per cortesia, altrimenti le devo chiedere le sue generalità…». Lo ha chiesto più volte, fino allo sfinimento. Solo a quel punto l'uomo si è frugato in tasca, ecco prende il biglietto. L'espressione smarrita sul viso si deforma in rabbia e dalla mano spunta una lama mentre l'aria attorno a lui sembra farsi solida, respingente. «È successo un mese fa, alla fine lo hanno arrestato e la questione si è risolta senza troppi problemi. Per così dire, perché poi vengono rilasciati e magari ti vengono a cercare. Questa aggressività sta diventando un'abitudine, ogni volta finisce che per poco più di un euro di biglietto si scatena un putiferio. E già un collega ha preso dei pugni in faccia». Claudio Corazzini sorride al volante, ieri di turno era sulla circolare 61, dal centro di Massa a Marina, passando per il Noa e ritorno. Lo racconta come uno dei tanti episodi, una pagina in più che si aggiunge alla sempre più critica situazione della rabbia sociale. A vederla da fuori è una cosa che lascia stupiti, autisti e controllori che diventano il bersaglio della violenza. Se non paghi il biglietto certo temi il controllore, magari lo sfuggi o lo affronti con improvvisate bugie, ma un coltello no. Un coltello è troppo.
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Manca la prospettiva per capire quello che sono diventati gli autobus di recente. Una sorta di trincea su ruote. «Non è facile capire questo clima per chi non lo vive - spiega Corazzini, che è anche vice segretario provinciale del Faisa -, però io mi dico sempre una cosa: ricordati che hai più da perdere che da guadagnare. Il punto vero è che mancano delle regole, non siamo preparati per gestire situazioni del genere. Non sono un pubblico ufficiale, la mia autorità si esaurisce sulle porte del bus. E si capisce che non possiamo chiamare la polizia ogni volta che qualcuno non vuole pagare un biglietto, anche loro hanno dei problemi di organico. Viviamo una frustrazione costante».
Nel giro di un anno le aggressioni sono state quattro. «Non è nemmeno un numero altissimo - continua Corazzini - considerando la quantità di situazioni in cui incappiamo. L'importante, io credo, è capire qual è il proprio ruolo. Non siamo Super Sayan o vigilantes. Io cerco di mantenere un certo auto controllo, non cerco la rissa. Se chi mi trovo davanti protesta, magari è drogato o ubriaco, cerco di risolverla con pacatezza. Il problema però è che il sistema premia tutt’altro atteggiamento». Una tabella dove si sale e si scende, una classifica dei verificatori di biglietti. L’algoritmo dell'efficienza del multatore. «Viene premiato chi sale e fa più multe e ovviamente penalizzato chi scende, quelli che ne fanno meno», spiega Maurizio Tongiani, che della Faia è segretario provinciale. Il premio è stare lontano dal volante, fare i verificatori a tempo pieno. Però bisogna essere inflessibili, l'azienda deve guadagnare.
Un autista, che preferisce rimanere anonimo, racconta qualche episodio di questa durezza. «Alcuni colleghi hanno un'inflessibilità incredibile. A una ragazza, studentessa, era scaduto da un giorno un abbonamento annuale, evidentemente non si era nemmeno accorta della cosa visto che la settimana non era finita. Niente da fare, documenti e multa. Il giorno dopo il padre si è presentato a pagare, senza battere ciglio. Alla fine si è avvicinato a un collega che conosceva e gli ha detto: 320 l'abbonamento, 40 di multa per un giorno di distrazione: faccio prima ad accompagnarla in macchina». I verificatori tendono a fare un gruppo a parte. Sono autisti anche loro, ma per quelli che fanno molte multe il servizio al volante si riduce in favore delle verifiche. «Anche io ho la mansione di verificatore oltre che di autista, però non ho una media multe altissima. Quando mi chiamano, magari per coprire qualcuno, devo andare, altrimenti preferiscono altri. Certo un problema di aggressività dei controlli ci può essere con un sistema del genere. Forse sarebbe meglio fare qualche multa in meno, d’altronde quest’anno il bilancio è in pareggio. Vogliamo diventare virtuosi della multa?», dice Corazzini.
Quando si parla di sicurezza nelle riunioni aziendali qualcuno di loro è coinvolto. I rappresentanti sindacali invece si lamentano di essere tagliati fuori. «Fanno le riunioni a porte chiuse - denuncia Leo Fazi, della Filt Cgil - come se queste questioni non ci riguardassero. Una presa di posizione pubblica, qualche parola di circostanza: tutto qua. Noi chiediamo di essere coinvolti, di dire la nostra. Sugli autobus ci andiamo noi alla fine». Mentre parliamo i cellulari vibrano all'unisono. Una mail dell'azienda. Sono le nuove disposizioni in caso di aggressione. «Ecco, ci mandano una cosa del genere senza averci consultati. Basta una mail con qualche indicazione ed è fatta», spiega Fazi. Le indicazioni sono una lista di comportamenti fisici e verbali da tenere: stare laterali all'interlocutore, non fissarlo, tenere le braccia rilassate e le mani aperte, usare un linguaggio positivo. «Tutto qua. Con noi nessun confronto».
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