Il Tirreno

Aiuto, che succede? Centinaia di chiamate a Comune e pompieri

Aiuto, che succede? Centinaia di chiamate a Comune e pompieri

Preoccupazione anche a Massa e Carrara dopo l’incendio Ma i due Comuni non rientrano nell’area a rischio

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CARRARA. «Una nube tossica si è levata dalla tenuta di Marinella: contiene sostanze radioattive, anzi no, fibre di amianto». Secondo qualcuno si tratta di pneumatici bruciati, per altri è una discarica abusiva andata fiamme. «Ma no, sono tutte voci, sarà solo un pastore che ha incendiato qualche sterpaglia nel suo campo».

Quella colonna di fumo che alle prime luci dell’alba si è levata da Luni Mare non è passata inosservata. Tutt’altro: la nube, marrone e altissima, ha immediatamente attirato l’attenzione degli abitanti delle zone a ridosso del sito, ma anche di quelli del territorio apuano: da Marina di Carrara fino a Massa, sono stati tanti i cittadini che hanno fotografato e commentato sui social network la colonna di fumo, facendo rimbalzare preoccupazioni e informazioni più o meno attendibili. Sì perché il tam tam su Facebook e Twitter è difficile da controllare e così spesso l’allarmismo finisce per avere la meglio.

In molti hanno reclamato l’evacuazione immediata, altri sono arrivati a lamentare nausea e mal di testa. In tanti, tantissimi hanno parlato subito di “nube tossica” senza peraltro avere dati certi a disposizione. Il telefono dei vigili del fuoco è stato preso d’assalto: centinaia di persone hanno chiesto delucidazioni. Qualcuno ha chiamato il Comune, qualcuno ha puntato dritto all’azienda sanitaria o all’Arpat, l’agenzia toscana per la protezione ambientale. Le mamme si sono allarmate, hanno chiamato a scuola - non tutti gli istituti hanno fatto ponte - volevano sapere se era il caso di riportare a casa i bambini. Qualcuno ha preso permesso e non è andato a lavoro: ha preferito rimanere in casa. Molti, invece, rassicurati da Comuni ed enti, si godono all’aperto la giornata di Halloween. Le informazioni emerse nel corso della giornata hanno confermato, ma solo in parte, le preoccupazioni rimbalzate sui social network. Secondo la ricostruzione ufficiale in effetti parte del tetto del capannone investito dalle fiamme era composta di cemento amianto. I momenti più a rischio, in termini di dispersione di sostanze inquinanti, sono state le primissime fasi dell’incendio: quando le fiamme sono divampate, intorno alle 7.40 del mattino, il calore ha investito il tetto del deposito di rotoballe di fieno. Come ha confermato fin da subito la proprietà parte di quella copertura era in cemento amianto: le analisi condotte sui campioni prelevati in mattinata hanno precisato che si tratta di fibre di amianto di tipo “crisotilo” e “crocidolite”. L’area interessata alla ricaduta di queste sostanza è stata circoscritta all’interno di un raggio di 1,5 chilometri: proprio nella fase iniziale dell’incendio potrebbero essersi disperse particelle potenzialmente nocive. Sulla base di questi dati sono state emesse ordinanze nei quattro comuni interessati: Ameglia, Sarzana, Ortonovo e Castelnuovo. Nessun provvedimento è stato disposto per Carrara o Massa che si trovano al di fuori del perimetro attenzionato.

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