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Assolto a Genova ex dirigente dell’Unep

PONTREMOLI. «Il reato non sussiste», la formula assolutoria più netta. Che arriva due anni dopo la condanna in primo in grado. La Corte d’Appello di Genova ha assolto l’ufficiale giudiziario di...

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PONTREMOLI. «Il reato non sussiste», la formula assolutoria più netta. Che arriva due anni dopo la condanna in primo in grado. La Corte d’Appello di Genova ha assolto l’ufficiale giudiziario di Pontremoli Marcello Battaglia. Il dirigente era stato condannato in primo grado due anni fa per alcuni ammanchi dal conto corrente intestato all’ufficio Unep. Già in primo grado era stato assolto per un ammanco di 29mila euro, ma era stato condannato per altri due capi di accusa, sempre per peculato, relativi alle cifre di 4mila e 2mila euro.

Al tempo del primo processo la difesa, per quel che riguarda i prelievi di somme dal conto corrente dell’Unep (la cifra più consistente contestata al capo A era di 29mila euro) aveva parlato di movimentazioni riconducibili ad esigenze dello stesso ufficio.

Per quel che riguarda invece il non versamento dei 4mila euro che erano in deposito nel suo ufficio (e che erano stati immediatamente restituiti) gli omessi versamenti, sempre secondo l’ipotesi della difesa erano dovuti a errori legati alla contabilità approssimativa con cui sarebbe stato gestito l’ufficio stesso.a vicenda prese le mosse a inizio del 2009 da una ispezione ordinata dal Ministero che aveva rilevato le presunte irregolarità nell’ufficio di Pontremoli.

Mancanza di bollettari e restituzioni di somme dovute all’erario che invece non sarebbero state effettuate. A questo si era aggiunta la verifica della Guardia di finanza che si era occupato della movimentazione sul conto corrente dell’ufficio pontremolese finito al centro delle indagini.

l pm Alessandra Conforti, nel corso della sua requisitoria ha stigmatizzato una gestione “da bottega” di un ufficio pubblico.

Sottolineando in sostanza che l’allora dirigente “faceva e disfaceva quanto voleva col conto intestato all’ufficio”, disponendo delle somme che doveva versare all’erario come meglio credeva.

Adesso l’assoluzione con la formula piena, dopo altri due anni di processo.

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