Il Tirreno

Quando il voucher è intestato alla zia o al nonno

Quando il voucher è intestato alla zia o al nonno

MASSA CARRARA. Nell’analisi della Cisl sulla diffusione del lavoro irregolare all'interno delle aziende turistiche del territorio apuano, non viene risparmiata l'operazione voucher, che il...

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MASSA CARRARA. Nell’analisi della Cisl sulla diffusione del lavoro irregolare all'interno delle aziende turistiche del territorio apuano, non viene risparmiata l'operazione voucher, che il segretario confederale della Cisl Massa Carrara, Adrea Figaia, definisce “uno scandalo all'italiana”. Il perché è presto detto. «Le categorie che avrebbero potuto usufruire dei voucher- spiega Figaia- originariamente erano poche: pensionati, studenti in vacanza, cittadini extracomunitari, disoccupati. Il voucher nasceva come una formula per compensare i lavori materiali, nelle campagne, oppure per la raccolta delle olive, o dell'uva. Era concepito per il pagamento di attività temporanee. Non certo per il lavoro d'ufficio e neanche per i lavoratori stagionali. Poi le maglie si sono allargate ed è stato un disastro. Le imprese hanno cominciato a usufruiredei voucher per utilizzare camerieri, pizzaioli, aiuti cuochi, le pulizie, le segretarie, i centralinisti, persino i commessi. E gli imprenditori disonesti- continua Figaia- sono riusciti a creare il nero anche dai voucher».

Ecco come, secondo il segretario della Cisl, si puà costruire il trucco: «Ogni lavoratore, secondo la legge può avere una retribuzione massima di 2.500 euro l'anno pagata con voucher. Alcuni imprenditori, allora, acquistavano i voucher in quantità limitate e li tenevano nel cassetto, attivandoli soltanto in minima parte, non tutti per un solo lavoratore e non tutti insieme, per poi continuare a tenere i lavoratori al nero, pagandoli o meglio sottopagandoli in maniera irregolare».

Un altro “giochino” messo a punto da numerose aziende della provincia sarebbe questo: «Attivano i voucher per un giovane lavoratore – dice la Cisl- che però ne può accumulare soltanto 2.500 in un anno; allora, per continuare a tenersi quel bravo lavoratore, sempre utilizzando i voucher, cioè evitandone l'assunzione e la contribuzione dovuta, li intestavano ad un pensionato, della famiglia, consenziente, di cui occorreva soltanto un pugno di firme; un nonno, una zia, che però sarebbero rimasti comodamente a casa, mentre il giovane 'sgobbava'. Una truffa vera e propria».

Andrea Figaia ricorda che da poche settimane l'attivazione dei voucher è cambiata nei modi e nei termini, il che, forse, offre maggori protezioni ai lavoratori in tema di presunti sfruttamenti: «Resta il fatto, tuttavia, che per tutta l'estate questo metodo ha creato sommerso e problemi di tassazione, contribuzione e dichiarazioni dei redditi- conclude Figaia- e il sindacato fa sempre più fatica a tutelare i lavoratori».

Manuela D'Angelo

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