Il Tirreno

A Massa Carrara nel turismo si lavora in nero

di Manuela D'Angelo
A Massa Carrara nel turismo si lavora in nero

2.200 aziende ma solo 700 stagionali. La Cisl: ogni estate migliaia di sottopagati e senza contratto

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MASSA CARRARA. Lavoro nero, sfruttamento, sommerso anche nell'utilizzo dei voucher: per le aziende del territorio apuano, non tutte è ovvio, lavoro stagionale equivale a lavoro non regolarizzato. A dirlo sono i dati, sconcertanti, fornitici dalla Cisl di Massa Carrara, a seguito di puntuali ricerche su dati e statistiche con la collaborazione dell'Inps. Dati aggiornati al 2016, ma che non si distaccano granchè da quelli degli ultimi 5 anni. Le imprese della provincia di Massa Carrara che si occupano di turismo, quindi nell'ambito della ristorazione e in quello degli alloggi, sono circa 2.200; dal confine con Cinquale di Montignoso, fino all'ultima casa di Zeri in Lunigiana, 1.850 aziende si occupano della somministrazione di alimenti e bevande, tra ristoranti, bar, pizzerie, stabilimenti balneari; e 350 danno da dormire in agriturismi, B&B, alberghi, camping e pensioni.

Questo mondo del settore turistico impiega tutto l'anno circa 5.000 lavoratori, tra dipendenti esterni e collaboratori famigliari, ovvero figli, genitori, fratelli, mogli o mariti che vengono messi a libro paga, come spesso lo stesso imprenditore. Poi, arriva l'estate: il lavoro aumenta, i turisti sono esigenti, c'è la corsa al lavoro stagionale, quello che, un tempo, faceva tirare un sospiro di sollievo a tante famiglie e soprattutto a tanti giovani. Ma accade che, secondo i dati forniti dalla Cisl, da giugno a settembre le assunzioni in più risultano soltanto 700. In pratica, ufficialmente 2.200 aziende turistiche in estate non assumono neanche una persona a testa.

«Parliamoci chiaro- commenta il segretario della Cisl Massa Carrara Toscana nord Andrea Figaia-: non è possibile, e tutti sappiamo, infatti, che non è così. Lo vediamo, personalmente, andando al mare, andando la sera in pizzeria: ovunque il personale aumenta di almeno 10 unità. Soltanto al mio stabilimento balneare i bagnini stagionali sono quattro e penso che i numeri si equivalgano anche per gli altri bagni. E mi volete far credere che la maggior parte dei ristoranti affronti la stagione con il personale invernale? Che non ci siano assunzioni negli alberghi, o baristi per ovviare all'orda di turisti che triplica la popolazione apuana ogni estate? La verità è che ogni singola azienda, in media, utilizza più di un lavoratore stagionale, che però all'Inps non risulta».

Settecento sono i lavoratori stagionali regolarizzati, dice la Cisl, con contratti a tempo determinato, per lo più part time. Una buona parte, inoltre, sono stati impiegati, la scorsa estate, anche attraverso i voucher. «Mi voglio e mi devo fidare di questi dati anche se sappiamo che spesso il lavoro part time non finisce mai lì e al giovane vengono chieste ore in più, pagate al nero. C'è inoltre tutta la partita dei voucher che è uno scandalo all'italiana, di cui non andiamo per niente fieri; ma facciamo finta che questi 700 lavoratori siano regolari e regolarizzati. Rimane il fatto che sono pochissimi. Il resto cos'è? Lo ridico: il resto di queste persone lavora al nero, non accumula contributi, non usufruirà della disoccupazione. Non avrà mai un futuro».

I dati sono eclatanti e dimostrano un trend negativo che si ripete ormai da diverso tempo. «Abbiamo monitorato l'andamento del lavoro stagionale per cinque anni- spiega sempre Andrea Figaia- e questi dati, con minime differenze, sono gli stessi dal 2011. Sempre la solita storia: neanche un assunto stagionale in più per ogni azienda turistiche del territorio».

I motivi del "nero", infine, secondo la Cisl potrebbero essere ricondotti alla facilità con cui le aziende italiane riescono a farla franca: «Un altro dato che ci ha sconvolti- conclude Figaia- è quello dei controlli effettuati a livello nazionale sulle imprese; in media, la possibilità di venir controllati dall'ispettorato del lavoro, senza che ci sia dietro una formale denuncia, è di una azienda ogni dieci anni, probabilmente per carenza di personale. Insomma, il rischio di essere beccati è così basso che è stato facile far crescere la giungla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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