Il Tirreno

«Ma questa partita non è ancora chiusa»

di Cinzia Chiappini
«Ma questa partita non è ancora chiusa»

De Pasquale (M5s): sconfitta l’amministrazione; Bienaimè: vittoria di Pd e Psi Bartolini (Arci): non concediamo ai privati più di quanto ha sancito la sentenza

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CARRARA. All’indomani della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità del comma 2 dell’articolo 32 della legge regionale 35, arrivano le reazioni e i commenti di chi, per il riconoscimento dello “status pubblico” dei cosiddetti Beni Estimati lotta praticamente da sempre.

Bartolini (Arci): la partita non è chiusa. A raccogliere molte di queste voci è Matteo Bartolini, presidente di Arci Massa-Carrara che insieme a un’altra dozzina tra associazioni e forze politiche locali aveva lanciato una campagna per le cave “pubbliche”.

«La partita è tutt'altro che chiusa, basta solo volerla continuare a giocare. Speriamo, quindi, che la politica locale e regionale non sia “più realista del re”, concedendo agli industriali, più di ciò che la Corte Costituzionale ha detto» premette Bartolini sottolineando come, al di là delle semplificazioni, «la sentenza non tocca il ragionamento sulla proprietà delle cave ma si limita a dichiarare incostituzionale “solo” lo strumento con cui la Regione voleva tutelare gli interessi pubblici».

Bartolini ricorda che volendo l’amministrazione toscana «potrà fare una nuova legge che abbia un profilo chiaro e difendibile» e non rinuncia a una frecciata all’amministrazione carrarese: «Chi ha il dovere di tutelare il patrimonio della collettività – afferma – non dovrebbe rimanere inerte di fronte all'offensiva degli industriali nei Tribunali sull'estensione reale dei beni estimati».

Anche in questo caso il presidente dell’Arci Matteo Bartolini cita la sentenza, e in particolare il passaggio che parla di una «sequenza di plurisecolari inefficienze dell’amministrazione».

De Pasquale (M5s): non hanno vinto gli industriali ma il governo. Il giudizio, duro, sull’operato di questa amministrazione è condiviso anche da quelle forze politiche che dai banchi dell’opposizione ambiscono al governo della città.

«Si parla di vittoria degli industriali ma in realtà ad aver vinto è il governo» precisa Francesco De Pasquale, consigliere del M5S esperto in materia di marmo e secondo i rumors possibile candidato alla poltrona di sindaco per i “grillini”.

«Sul fronte degli sconfitti metto in prima linea l’amministrazione comunale: la strategia di puntare tutto sul sostegno della Regione Toscana si è rivelata fallimentare» attacca De Pasquale, annunciando le mosse del suo Movimento.

«Il nostro gruppo consiliare, insieme al consigliere regionale Giacomo Giannarelli e alle senatrici Sara Paglini e Laura Bottici è già al lavoro su percorso che punta dritto alla Corte di Giustizia Europea perché non è concepibile che un bene pubblico come quello del marmo non vada all’asta. Chiamare in causa il legislatore come ha fatto il sindaco Zubbani è inutile perché il Parlamento si è già pronunciato in materia e lo ha fatto nel 1927» conclude il consigliere pentastellato.

Il gruppo consiliare chiede dunque le dimissioni dell’amministrazione comunale che, dicono i grillini, «ha dimostrato ancora una volta la sua incapacità. Da quattro anni ci dice di aspettare la legge regionale che poi viene dichiarata incostituzionale: è solo l’ultimo di una lunga serie di errori imperdonabili» dicono i consiglieri del Movimento 5 Stelle.

Bienaimè (Carrara Bene Comune): è una vittoria di Ps-Psi. Sui risvolti politici della sentenza insiste anche Claudia Bienaimè, di Carrara Bene Comune: «E’ una vittoria della “premiata ditta” Pd-Psi» spiega la consigliera, d’accordo con i grillini sull’inutilità di chiamare in causa il governo centrale.

Secondo la consigliera in realtà l’amministrazione di Enrico Rossi avrebbe potuto «equiparare le cave alle miniere e risolvere il problema una volta per tutte ma ha scelto la strada più complicata». Adesso per la Bienaimè, la priorità è la ricognizione dei Beni Estimati perché, spiega, «le cave elencate nell’editto del 1571 erano delle… stanzette. Avevano una superficie molto limitata». L’altro fronte su cui intervenire subito è quello che riguarda, più in generale, le «rivendicazioni degli industriali su tutto quello che alle cave è passato di mano tramite atto notarile perchè sembra che a Carrara viga ancora la mezzadria, un sistema feudale, medievale» polemizza la consigliera di Carrara Bene Comune, sollecitando il municipio a giocarsi la carta delle autorizzazioni: «Può negarle agli escavatori. La questione della proprietà è secondaria. Poi però si paga blocco per blocco, scaglia per scaglia, sul valore reale del materiale e quando si faranno le aste si dovrà partire da prezzi bassi per evitare che ci sia un accentramento nelle mani dei grandi gruppi» conclude battagliera Claudia Bienaimè.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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