Gioco
Il governo non poteva lasciar correre
«Era evidente che la Regione Toscana non potesse legiferare in materia di beni estimati: ho contribuito affinché il Governo impugnasse quell'articolo di legge, perché sarebbe stato disastroso per l'in...
«Era evidente che la Regione Toscana non potesse legiferare in materia di beni estimati: ho contribuito affinché il Governo impugnasse quell'articolo di legge, perché sarebbe stato disastroso per l'intero territorio se avessimo lasciato correre». Inizia così la parlamentare del Pd Martina Nardi, commentando la sentenza della Corte Costituzionale che accoglie il ricorso del Governo in materia di beni estimati, ovvero quelle cave di proprietà privata che la Regione, con la legge 35/2015, avrebbe voluto rendere pubbliche. «Se non avessimo impugnato la legge- continua la Nardi- il pubblico, ovvero i cittadini, avrebbe pagato salato le sicure cause con i privati. Abbiamo evitato il peggio. La Regione ha voluto fare un'operazione di immagine senza considerare che il rischio per le comunità locali di perdere future cause era altissimo». Da quando uscì la nuova legge regionale sulle cave, l'onorevole, è stata, assieme ad altri interlocutori, una delle protagoniste della difficile decisione di fare ricorso contro una Regione dello stesso colore politico: «Bisognava convincere il Governo ad impugnare- rivela la Nardi- ed io ho premuto perché questa decisione fosse presa. Una decisione difficile, certo, ma necessaria». La Nardi ci tiene a sottolineare che il problema non sta nel merito della decisione: «Che non si pensi che il Governo abbia lavorato per una rottura con il territorio. Doveva imporsi sul soggetto titolato a poter intraprendere questa strada. Un soggetto che non poteva essere la Regione. Ora il Parlamento - conclude la Nardi - dovrà legiferare e costruire con il Governo una buona legge che tenga insieme gli interessi dell'intera comunità ed io mi impegnerò perché questa legge venga approvata al più presto».
(m.d.a)
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