Il Tirreno

«Controlliamo il valore del marmo blocco per blocco»

di Cinzia Chiappini
«Controlliamo il valore del marmo blocco per blocco»

In commissione la proposta di Francesco De Pasquale (M5S) «Facciamo pagare quello che viene asportato dal monte»

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CARRARA. Nuovo regolamento, nuovo metodo di calcolo del canone di concessione. È questa la proposta che ha lanciato il consigliere Francesco De Pasquale del Movimento 5 Stelle alla commissione Marmo presieduta da Cristiano Bottici (Pd) alla presenza del segretario comunale dei democratici Raffaele Parrini e di Pino Sansoni per Legambiente Carrara. I consiglieri da qualche settimana sono impegnati nell’esame della “riforma” del Regolamento degli Agri Marmiferi e così arrivati all’articolo 6, quello dedicato appunto al procedimento per il rilascio delle concessioni, l’esponente grillino ha messo sul tavolo il suo carico da novanta. «Finora il calcolo del canone è stato fatto in base a una stima del valore medio di mercato del materiale estratto. E’ arrivato il momento di far pagare quello che effettivamente viene asportato dal monte» ha proposto De Pasquale. Il metodo attualmente in vigore prevede che l’Ufficio Marmo stimi per ogni cava il valore medio dei blocchi escavati: a seguito di una serie di sopralluoghi, i tecnici fanno una “previsione” sulle tipologie di marmo estratte in un dato sito e ne calcolano appunto il valore medio. Ne deriva una tariffa che per due anni viene applicata a tutti i blocchi provenienti da quella cava, i cui quantitativi vengono registrati attraverso il passaggio dei camion dalle pese. L’importo dunque dipende sia dalla quantità che dalla qualità del marmo ma, mentre la prima viene verificata empiricamente alle pese, sulla seconda viene fatta una valutazione ogni due anni, in sede di definizione delle tariffe. «Si deve pagare in base alla tipologia di quello che trasporto a valle che deve essere controllato alle pese» propone De Pasquale, chiedendo una verifica al momento del transito dei camion dagli impianti di Miseglia per accertare che l’indicazione sulla qualità del materiale corrisponda alla realtà. «Bisogna creare un percorso di tracciabilità, inserendo una sorta di “etichetta” che ci dica per ciascun blocco di che tipo di materiale si tratta» insiste il consigliere grillino. Il canone in questo modo non sarebbe più associato alla cava ma al singolo blocco e, aggiunge De Pasquale, sarebbe costantemente adeguato alle oscillazioni dei prezzi sul mercato. La proposta ha innescato un dibattito molto approfondito, con tanto di chiamata in causa della legge regionale 35. In particolare per quanto riguarda il canone da porre a base d’asta in occasione delle gare per l’assegnazione delle concessioni, la norma sulle cave varata un anno e mezzo fa dall’amministrazione toscana, all’articolo 36 comma 5 prevede che esso sia «commisurato al valore medio di mercato della tipologia dei materiali (…) e alla stima della quantità di materiale da estrarre per la durata della concessione». Come a dire, hanno notato i consiglieri, che per la legge regionale la stima non riguarda più “solo” la qualità ma anche la quantità. Va detto che lo stesso articolo contempla la possibilità di una «revisione in caso di modifica dei parametri di riferimento, nei casi e con le modalità previste dai regolamenti comunali». Di qui l’importanza del lavoro della commissione Marmo e del consiglio comunali chiamati a inserire nel Regolamento degli Agri gli strumenti necessari a evitare che il canone sia “congelato” su una stima fatta a priori, non solo per la qualità ma anche per la quantità, e che nel tempo potrebbe allontanarsi dai valori reali. Il rischio, hanno osservato alcuni consiglieri, è che delle regole così articolate lascino spazio ad ancora altri ricorsi.

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