Il Tirreno

nove sanitari alla sbarra

Pinza nella pancia, il processo riparte

MASSA. Cambia il giudice nel processo per il clamoroso caso di pinze chirurgiche dimenticate nell’addome di un paziente dopo un intervento operatorio. Sarà Alessandro Trinci e non più Fabrizio...

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MASSA. Cambia il giudice nel processo per il clamoroso caso di pinze chirurgiche dimenticate nell’addome di un paziente dopo un intervento operatorio. Sarà Alessandro Trinci e non più Fabrizio Garofalo (che si è trasferito alla Spezia) il magistrato che dovrà decidere sulle accuse di lesioni gravi per cui sono imputati i medici Mirco Lombardi, Massimo D’Elia e Maurizio Durno; e sei fra ferristi e infermieri: Donatella Giannotti, Barbara Tonelli, Francesca Ambrogi, Glenda Agostini, Serena Fruzzetti e Giovanni Cassara. Lo ha deciso ieri la giudice Elisabette Congiusta in un’udienza di “smistamento” resasi necessaria dopo i trasferimenti in tribunale. Il proceso è stato aggiornato al 4 aprile prossimo, con l’audizione dei testi dell’accusa e poi l’esame degli imputati.

Ma, intanto, c’è attesa per quanto emergerà dall’inchiesta della procura di Pisa aperta dopo il decesso del paziente, Stefano Miniati, avvenuto nel giugno scorso all’ospedale di Cisanello. La magistratura inquirente pisana intende stabilire se la morte dell’uomo, provocata da un’emorragia interna, è collegabile con l’episodio del ferro chirurgico dimenticato nell’intestino dopo un precedente intervente, che risale al 2014. In particolare, si attende l’esito dell’autopsia che dovrebbe illuminare sulle concause del decesso di Miniati. E a quel punto l’accusa nei confronti dei sanitari dell’ospedale di Massa potrebbe diventare quella di omicidio colposo.

L’ avvocato Leonardo Angiolini, che rappresenta la vittima, ha presentato una denuncia per omicidio colposo ipotizzando, appunto che possa esistere un legame tra la pinza dimenticata nel 2014 nell’addome di Stefano Miniati e la sua morte.

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