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Morte in cava, il processo rallenta ma non si ferma

 Morte in cava, il processo rallenta ma non si ferma

CARRARA. Rallenta ma non si ferma il processo per l’incidente mortale in cava del 7 settembre del 2012 quando il cavatore Lucio Cappè, 47 anni, volto noto del calcio amatoriale, morì schiacciato da...

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CARRARA. Rallenta ma non si ferma il processo per l’incidente mortale in cava del 7 settembre del 2012 quando il cavatore Lucio Cappè, 47 anni, volto noto del calcio amatoriale, morì schiacciato da un blocco di marmo staccatosi da una bancata.

A causa del trasferimento del giudice Fabrizio Garofalo, il processo è stato affidato al collega Alessandro Trinci che ha fissato l’udienza al 14 marzo del prossimo anno. In aula verranno sentiti altri testimoni di quel dramma avvenuto a Calocara, nella cava 103 in concessione alla Fb Marmi e in parte alla Sam.

Imputati di omicidio colposo sono Rina Brizzi (difesa dall’avvocato Franco Perfetti), titolare della Fb, la ditta concessionaria della cava in cui è avvenuto l’incidente e datore di lavoro di Cappè; Massimo Gardenato (rappresentato dal professor Enrico Marzaduri), direttore responsabile della cava 103; Giorgio Luciani (l’avvocato è Pietro Paolo Gianpellegrini), sorvegliante alla sicurezza; Giovanni Ferri (il suo legale è il professore Adriano Martini), direttore di una cava vicina (la 105), della società Sam. L’accusa nei loro confronti è, a vario titolo, quella di non avere adottato tutte le procedure necessarie per garantire la sicurezza ed evitare che il cavatore venisse schiacciato dalla bancata. A Rina Brizzi, in particolare, viene contestato di “non aver redatto un documento di sicurezza e salute che fornisse opportune misure e sequenze atte a mitigare o eliminare il rischio di crollo”.

Giorgio Luciani, uno degli imputati, ha deposto in aula in una precedente udienza e si è difeso sostenendo che le verifiche sulla sicurezza su quella lavorazione erano state fatte, accertando, fra l’altro, la presenza di una frattura nel monte che si stava tagliando, e che non risultava esservi una situazione di pericolo.

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