Il Tirreno

Punteruolo rosso la peste che costa migliaia di euro

di Libero Red Dolce
Punteruolo rosso la peste che costa migliaia di euro

Il trattamento di una pianta costa 900 euro all’anno Delle oltre 200 palme del Comune 15 saranno abbattute

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MASSA. «Gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione dela palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri ogni anno». Lo scriveva Leonardo Sciascia, in una raffinata metafora che alludeva agli scandali di mafia che arrivavano al nord dalla Sicilia. Noi, più prosaici, ritorniamo nel perimetro botanico: la linea della palma è salita, ormai lambisce la Svizzera, ma dalla Sicilia (o meglio, dalla Tunisia) ha portato anche la sua nemesi: il punteruolo rosso. Che riduce le palme, simbolo della tropicalizzazione del clima, a moncherini secchi e tristi.

Le palme di Massa non si distinguono in queste. Addio ai ciuffi verdi, i tronchi sono diventati banchetto per il famelico punteruolo. Che scava e scava fino ad arrivare all’anima della pianta. A quel punto è troppo tardi. «Abbiamo oltre 200 palme di competenza pubblica - spiega il vicesindaco Uilian Berti – ma di antagonisti che possono assicurare la guarigione della pianta non ne esistono. A seconda di dove colpisce e quando viene presa spesso il trattamento non ha nessun effetto».

Però quelle amputazioni dal tronco grigiastro che si vedono sul lungomare o in piazza Garibaldi non sono un bel vedere. Altro che tropici. «Noi abbiamo fatto degli interventi su quelle al lungomare, in piazza Garibaldi e piazza della Stazione - puntualizza Berti – però il risultato è inferiore al 50% come riuscita. Il problema è che i trattamenti arrivano a costare fino a 900 euro per pianta e sono da fare in maniera permanente. Alcuni trattamenti sono da fare ogni sei mesi, ma ci sono anche quelli a erogazione continua Il trattamento che usiamo noi, uno dei più efficaci, viene fatto cinque o sei volte l'anno. Se interrotto la pianta può riammalarsi».

Non c'è niente di cui stupirsi nel fatto che le piante non abbiano più la caratteristica chioma, insomma. E' la cura: prima viene rimossa, poi viene trattata con fitofarmaci e viene messa una sorta di cappuccio sopra. Da modelli da esporre a simboli della fragilità. In fondo, anche questo le rende molto contemporanee.

Ancora Berti. «Molte sono da abbattere, almeno quindici. Sul lungomare tre, tra quelle che abbiamo trattato, hanno ripreso a germogliare. Altre due invece non ce l'hanno fatta. La percentuale di successo sul totale degli interventi non è favorevolissima e questo comporta un aggravio pesante di costi, con in più la spada di Damocle dell'incertezza del risultato»

Forse altre andrebbero comprate, abbattendo quelle malate. «Sarebbe la soluzione migliore - concorda Berti – ma ci vogliono molti soldi. In più, c’è il problema privati. Chissà quanti hanno piante e non le trattano. E l’insetto si sparge». Anche in questo caso il pubblico non è onnipotente e gli untori, magari inconsapevoli ,sono tanti. La guerra contro la “peste rossa” è ancora lunga.

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