La protesta
Niente attestato ai due testimoni della strage nazista di Sant'Anna di Stazzema
Scontro tra Anpi e il sindaco Grassi: «Per il Comune di Fivizzano si tratta di due delatori dei partigiani: fatto gravissimo»
FIVIZZANO. Il Comune pone un veto alla consegna di due attestati ai superstiti-testimoni della strage di San Terenzo Monti da parte dell’Anpi Casola-Fivizzano, quest’ultima definisce l’episodio “ gravissimo e incomprensibile”. Il tutto è avvenuto in occasione della cerimonia di presentazione del libro "Era un giorno qualsiasi" di Lorenzo Guadagnucci , invitato dall’associazione di volontariato dal Libro alla Solidarietà.
“ Era un’occasione – si legge nella nota dell’Anpi – preziosa non solo per ascoltare il racconto di come un bambino, Alberto Guadagnucci (il padre di Lorenzo), sopravvissuto all'eccidio di Sant'Anna di Stazzema e al dolore della perdita di sua madre, Elena, originaria di Avenza, abbia saputo costruirsi una propria vita e formare una propria famiglia, ma era anche un invito a creare un legame ideale tra Sant’Anna di Stazzema, Vinca e San Terenzo.”
La presentazione si era svolta in due momenti: la mattina al Museo San Giovanni, alla presenza del sindaco Paolo Grassi e delle scuole. Il pomeriggio nella sede Dal libro alla solidarietà, con la presenza del presidente dell'Anpi Casola-Fivizzano, Daniele Rossi. In entrambi gli incontri il libro è stato introdotto, con argomentazioni di grande sensibilità, dall’avv. Claudia Buratti. Rossi, nel pomeriggio, ha illustrato il lavoro dell’Anpi nel creare i percorsi della memoria in tutti i luoghi del territorio comunale, con una serie di cartelli in italiano e inglese e ha sottolineato lo sforzo dell’Anpi nel mantenere vivo il dialogo su questi temi. «Il libro di Guadagnucci -si legge-rappresentava una grandissima occasione per suggerire nuovi spunti di riflessione non solo sugli orrori nazifascisti ma anche sulle atrocità che vengono compiute oggi. Purtroppo questo non è stato possibile: l’amministrazione comunale ha posto il veto alla consegna dell’Anpi di un attestato a due testimoni/superstiti della strage di San Terenzo durante la presentazione mattutina del libro. Il motivo? secondo l’Amministrazione, i due anziani non erano meritevoli di alcun riconoscimento in quanto “delatori dei partigiani”. Per L’Anpi si è trattato di “un fatto gravissimo e assolutamente incomprensibile se pensiamo che uno dei due testimoni, dopo aver fatto la ritirata di Russia ed essere stato testimone dell’orrore dell’eccidio di S. Terenzo, scelse di aderire al gruppo partigiano dei Vendicatori Santerenzini, e soprattutto, se consideriamo che i due presunti delatori avevano accettato con gioia il riconoscimento. La consegna di quell’attestato doveva simboleggiare la fine dell’era dei rancori e l’importanza di riconoscere il dolore di chi, perdendo intere famiglie negli eccidi, condannava i partigiani, nell’errata convinzione che se essi non avessero fatto nulla, i tedeschi non avrebbero eseguito quelle feroci rappresaglie. Era un’occasione per aprire un dialogo, per guardare oltre, per trasmettere il messaggio che la ferocia nazista non si è fermata con la sconfitta del nazismo ma continua ad esistere in altre forme, in altri Paesi ad opera di altri eserciti su altre popolazioni inermi. La memoria della Resistenza, degli Eccidi, dunque, non deve più limitarsi ad una serie di commemorazioni che vengono ripetute in modo ormai rituale. L’Amministrazione invece di ostacolare la proposta di dialogo dell’Anpi , avrebbe dovuto ascoltare: sarebbe una grande vittoria per tutta Fivizzano, un bellissimo segnale di distensione. Invece ha preferito rimanere arroccata nella strategia del muro contro muro. L’Amministrazione non ha capito che il passato non è sotto il controllo esclusivo di poche persone che possono decidere da soli come trasmetterlo o filtrarlo o addirittura modificarlo. Il passato è un patrimonio che appartiene a tutti e tutti hanno il diritto di osservarlo, studiarlo e recepirlo senza ovviamente snaturarlo, al fine di trarne suggerimenti da applicare a situazioni nuove. E soprattutto non dimentichiamo che il passato non può essere usato come arma di ricatto o di discriminazione o semplicemente per affermare se stessi ed esercitare un proprio potere». I due testimoni santerenzini, venuti a conoscenza della posizione dell’amministrazione comunale, hanno deciso per protesta di non ricevere l’attestato, ringraziando comunque l’Anpi di Casola-Fivizzano. (R.M.)
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