Il Tirreno

Tra “long surgery” e “rooming in” al Noa sembra di essere a Londra

di Libero Red Dolce
Tra “long surgery” e “rooming in” al Noa sembra di essere a Londra

Servizi e reparti indicati sempre di più con vocaboli inglesi. La Uil Pensionati denuncia: ma che cos’è il triage?

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MASSA. Fai un controllo in day service, magari dopo una lunga degenza perché sei passato dalla long surgery. Non dalla week, la cosa era più seria. Appena hai finito per le dimissioni dall’ospedale passi dalla discharge room. Mentre se gli infermieri del triage ritengono che puoi saltare le valutazioni del Pronto Soccorso, passi direttamente in un fast track. Di ostetricia magari, dove i neonati stanno nella stessa stanza delle mamme invece che nella nursery, per via del rooming in. E se non conoscessi l’inglese? Don’t tell me your problems.

Il Noa, come molti ospedali italiani, è un labirinto di corridoi e sale d’attesa ma il problema è che le indicazioni sono in inglese. Senza sottotitoli. E in molti faticano a capire il messaggio, in un luogo dove semplificare e rendere accessibile a visitatori e pazienti dovrebbe essere una regola di base.

«Ci sono cittadini, soprattutto anziani, che si trovano alienati in ambienti claustrofobici e affollati, confusi da indicazioni in lingua straniera». A denunciarlo è Roberta Guglielmini, responsabile della Lega Uil Pensionati Carrara e Fosdinovo. E' un problema emerso durante una delle ultime riunioni della UilP sulla sanità locale durante la quale gli iscritti hanno messo in fila tutte le criticità della sanità territoriale.

«Ma non siamo più in Italia? Cos'è il triage?». È una delle frasi che si sentono dire dagli anziani in attesa al pronto soccorso, tra lo scoramento e la rabbia. «Oltre al danno delle lunghe attese in ambienti scomodi, la beffa della prosopopea - incalza Guglielmini - un’anziana signora, che cercava informazioni, sentendosi rispondere in inglese, naturalmente con pronuncia maccheronica, si è rivolta al marito dicendo: Dobbiamo chiedere a qualcun altro, questo qui è straniero». Con il rischio che pazienti e personale non si capiscano, creando smarrimento in chi già è in una situazione emotiva di soggezione e ansia.

«Di fronte a queste ostentazioni di pseudocultura non ci resta che piangere. Le parole accettazione, reparto, degenza, chirurgia, non hanno fatto niente di male per essere trattate così. Il senso di smarrimento che coglie le persone che si recano in ospedale per essere aiutate e sostenute è acuito da questa barriera linguistica – conclude la responsabile UilP –nonostante la buona volontà del personale addetto, medici e paramedici, le prestazioni fornite in questo contesto lasciano molto a desiderare e a questo problema si aggiungono poi i disservizi più volte denunciati dai pazienti».

 

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