Toscana
Picchia a sangue la moglie davanti ai figli, poi la rinchiude in stanza: condannato
Il tribunale di Massa condanna a tre anni e sei mesi l'uomo perché ha preso a pugni la consorte e l’ha chiusa in una stanza
MASSA. L’ha picchiata a sangue, poi l’ha chiusa in camera da letto per non farla più uscire. Sotto gli occhi dei loro figlioletti che piangevano disperati. La donna, che di botte ne prendeva quasi tutti i giorni, quella volta ha deciso di dire basta e ha chiamato i carabinieri, raccontando quello che era successo. Telefonata registrata, come tutte le conversazioni al 112, e che è diventata una prova pesante al processo che ha visto l’uomo, un nordafricano quarantenne, condannato a tre anni e sei mesi di reclusione. E quindi resterà in carcere, dato che è recluso per un’altra ragione. Il pubblico ministero Alessandra Conforti di anni ne aveva chiesti cinque, ma il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Del Papa, è riuscito a ottenere uno sconto della pena. Prossime mosse la richiesta dei domiciliari e, quando ci saranno le motivazioni del collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati, l’appello.
La moglie dell’uomo, presente anche ieri in aula, ha cercato di ridimensionare l’accaduto. Ma la sua telefonata era difficile da contestare. E così ha fatto fede quello che aveva detto ai carabinieri, anche perché il referto dei medici che l’avevano curata parlava chiaro. Insomma era evidente quello che aveva passato, così come era chiaro il disagio che avevano provato i figli minorenni della coppia.
Lui l’ha picchiata selvaggiamente. Più volte. Ogni occasione era buona per trovare un difetto in tutto quello che faceva. Lei per un po’ ha sopportato, poi quando dopo l’ultimo pestaggio è finita al pronto soccorso ha deciso di denunciarlo per mettere fine a quell’incubo. La vicenda è stata seguita dai carabinieri che hanno cominciato a indagare su quell’uomo, scoprendo nel frattempo altre nefandezze che stava commettendo. E così lo hanno arrestato e portato in carcere. Lui ha detto che la consorte si era inventata tutto e che lui non aveva mai alzato un dito. Anche se c’erano i referti medici a dire che la signora non si era inventata nulla: ha riportato anche la frattura di un braccio, giusto per dare l’esatta dimensione alle cose. Eppure dopo la sentenza lei era dispiaciuta per quello che era capitato al marito.
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