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Nuovo ospedale delle Apuane, sono a rischio le pulizie
Allarme della Cisl: tagliate 40 ore di lavoro, dipendenti costrette a “tirar via” salvo ritrovarsi le lettere di contestazione
MASSA. Dodici lettere di contestazione, di cui l’ultima di pochi giorni fa, sono arrivate a casa delle lavoratrici della Colser, la cooperativa che si occupa delle pulizie all’interno del Noa. Lettere che contestano, in pratica, il lavoro svolto da alcune di queste operatrici: “l’ospedale non è pulito quanto dovrebbe”, “avete tirato via” e ci sono sanzioni, con decurtazioni di tre, quattro ore dallo stipendio, e pericolo di licenziamenti che, da contratto, scattano alla terza lettera di contestazione e c’è chi ne ha già ricevute due. Ma la colpa - spiega la Cisl che lancia l’allarme - non è delle operatrici della Colser, tutte donne, coscienziose e professionali che, da quando è stato costruito il Noa, hanno fatto anche più del dovuto, finendo le pulizie sempre oltre l’orario di lavoro, sapendo che ne valeva la salute di tutti.
La colpa - spiega il sindacato - è della riorganizzazione del servizio e di chi ha deciso di diminuire le prestazioni delle lavoratrici Colser di 40 ore, pretendendo però che la qualità del servizio rimanesse la stessa. Umanamente impossibile. Così la Cisl lancia l’allarme, attraverso il suo segretario confederale Andrea Figaia e la segretaria provinciale della Fisascat Manuela Nani: «Siamo preoccupati - dichiarano - non soltanto per la sanità pubblica locale, ma anche per le nostre lavoratrici, che vivono in un clima di terrore e stress, guardate a vista da quello che chiamano lo squadrone della morte, ovvero sette ispettori che puntualmente e in maniera minuziosa, controllano il lavoro svolto. E se qualcosa non va? Scatta la lettera di contestazione. In pratica invece di un sistema di pulizia, all’interno del Noa esiste un sistema di polizia».
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La Cisl ha impugnato tutte le lettere di contestazione arrivate fino ad oggi alle lavoratrici, ma la situazione, secondo Manuela Nani, sta diventando insostenibile e motivo di poco vanto per la Asl e la Regione Toscana, che del Noa hanno fatto il fiore all’occhiello della sanità regionale. Le lavoratrici non riescono a finire le pulizie in alcuni reparti, perché non hanno tempo: con la vecchia gestione, alla fine del loro turno - spiegano i sindacati - si fermavano e comunicavano che erano arrivate dove potevano, fino ad un certo punto, chiedendo come procedere; oggi, con l’arrivo di una nuova responsabile di impianto, gli è stato detto che il lavoro va comunque portato a termine, anche a costo di “tirarlo via”. E loro così fanno. Eseguono. «Se così fosse sarebbe una affermazione gravissima - commenta la Nani- le pulizie sono una cosa importante al pari di un vero e proprio servizio sanitario».
La Colser ha comunicato qualche mese fa la riduzione delle ore, 40 per essere precisi, che, secondo la Cisl sono state spostate sulla figura, probabilmente necessaria per la cooperativa, di un responsabile di impianto, che affianca di fatto un altro responsabile amministrativo. «La Colsar, va detto, fa quello che gli dice di fare la Gesat, l’azienda che ha ricevuto il subappalto dalla Astaldi, titolare delle concessioni su tutti e quattro gli ospedali unici della Toscana, ai tempi del passaggio al Noa. Poi - prosegue la ricostruzione della Cisl - sono subentrati i debiti della Astaldi, oggi quantificati in 988 milioni di euro, e la vendita delle quote per rientrare almeno dell’investimento originario, 419 milioni di euro, fino ad arrivare all’ultimo capitolo che vede l’ingresso di un fondo di investimento inglese, fatto che avrebbe portato alla riorganizzazione dell’intero servizio di pulizie. Ma tant’è che c’è polvere negli angoli dei corridoi, sugli scarichi dei WC e dentro gli armadietti, perché le operatrici non hanno più tempo per pulire».
«Il loro stipendio è rimasto invariato - specifica la Nani- ci mancherebbe altro; l’accordo sindacale è di ferro e prevede un monte di ore totale pari a 1.530, firmato da Cisl, Cgil, Uil, Asl e Gesat; ma se mi obblighi alla stessa prestazione e qualità, in minor tempo e con lo stress delle lettere di contestazione, siamo alla follia». Il sindacato ha cercato per due volte un incontro con tutte le parti in causa, ma sia il 14 settembre che il 27 settembre scorso la Colser non si è presentata. «Chissà cosa ne pensa il presidente Rossi - incalza Andrea Figaia- che quando fu accusato di vendere la sanità pubblica disse che le nuove strutture sarebbero restate sempre patrimonio della collettività. Adesso che sta succedendo? Dov’è la Regione mentre accadono queste cose al Noa? Non mi venga a dire che non sapeva che è stato scaricato sulle lavoratrici il taglio delle ore e che si possa giustificare la pretesa di un servizio di qualità, con 40 ore in meno di lavoro. Altro che film di Totò, come volle ironizzare Rossi, qui siamo in un film dell’orrore».
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