Gioco
Addio a Giuseppe con le note della sua canzone
Al funerale commuove la voce registrata della vittima Il dolore dei colleghi e lo striscione choc degli artigiani
CARRARA. «Nel cuore di un bambino non c’è invidia, non c’è gelosia, solo amore, solo amore».
La voce di Giuseppe Pensierini risuona nella chiesa di Bonascola. Quella canzone lui l’aveva scritta. Il cantautore Francesco Gabbani ci aveva messo la musica. Ed è proprio questa musica dolce che arriva dagli altoparlanti fra le panche, fra la gente in piedi, accalcata fino a fuori dalle porte della chiesa di Bonascola. La comunità intera ha voluto essere presente per dare l’addio a Giuseppe. Lui che, dicono, un cuore di bambino ce l’aveva per davvero. Campeggia in una foto a colori, sopra un cuscino di fiori bianchi e gialli, sopra la bara, l’immagine dell’imprenditore edile di sessant’anni che si è tolto la vita dopo che la sua casa, quella che aveva costruito da solo con anni di sacrifici, è stata venduta all’asta. E comprata da un amico.
Giuseppe Pensierini nella foto sopra la bara, in mezzo a i fiori sorride. Ha una camicia bianca, la giacca blu. Il vestito buono, quello con cui in pochi lo ricordano. Tutti se lo rivedono davanti con le maniche rimboccate, con quei gilet con tante tasche, di cotone spesso che in chiesa indossano in tanti. Sono i colleghi di lavoro. Quelli che Giuseppe lo conoscevano da sempre e gli stessi a cui lui non aveva mai confidato la sua angoscia.
«Forse sarebbe bastata una parola, un caffè insieme e oggi non saremo qui»: dicono alcuni degli ex colleghi di un tempo. Amici che da trent’anni a questa parte Giuseppe non lo avevano mai perso di vista. E che non hanno capito quanto fosse enorme il peso che lo stava schiacciando. «Giuseppe era rimasto quello di sempre, quello che diceva “tutto a posto, tutto a posto” e sorrideva. Era fatto così, si preoccupava degli altri ma il suo dramma non lo ha mai svelato a nessuno». Si torcono le mani, e le ficcano nelle tasche dei gilet da lavoro. Perché nella chiesa della Madonna del cavatore, chiuso dentro la cassa di legno chiaro c’è “uno di loro”.
E loro un segnale forte nel febbraio di due anni fa o avevano dato. Lo avevano scritto in stampatello rosso, in uno striscione sollevato a Roma, durante una manifestazione nazionale del settore. «Per noi un suicidio ogni due giorni. Voi quando iniziate?". Questo lo slogan choc degli artigiani apuani che avevano partecipato con una delegazione della Cna alla manifestazione di martedì scorso a Roma.
Una frase provocatoria rivolta alla politica, che nasceva- così venne spiegato allora - proprio sulla base dei dati di un’indagine uscita pochi giorni prima. Quella secondo cui 149 persone si erano tolte la vita nel 2013 per motivi legati alla crisi economica.
È così che era è nato lo striscione apparso nel corteo a cui aveva partecipato anche la delegazione apuana per sostenere la mobilitazione generale delle aziende dell’artigianato e del commercio promossa da Rete Impresa. Due anni fa era uno slogan provocatorio. Un monito, o meglio un appello alle istituzioni. Adesso quelle parole, fuori dalla chiesa gremita hanno un altro valore. Sono un pugno allo stomaco.
«Queste storie fin’ora le avevamo lette sui giornali, sentite alla televisioni - spiegano i colleghi di Giuseppe Pensierini - Adesso ci toccano da vicino. La crisi ha portato via uno di noi. Uno che fino a dieci anni fa non aveva problemi di lavoro, uno che si è fatto da solo, che nella vita ha saputo sempre rimboccarsi le maniche».
Giuseppe le maniche della camicia, non quella bianca della festa, quella della foto sulla bara, ma quella a quadri che indossano tanti suoi colleghi, se l’era rimboccate fino all’ultimo. E a resistere ci ha provato, fino alla fine. Inventandosi un nuovo lavoro, provando a ricomprare la sua casa.
«La vita lo ha schiacciato» ha detto il parroco, don Piero, dal pulpito durante il funerale di Giuseppe Pensierini. E per gli amici, per la comunità di Bonascola che si è stretta attorno alla famiglia, alla moglie Antonella, ai figli Serena e Massimiliano è stato proprio così. «Giuseppe non ha retto e il suo sorriso alla fine si è spento- ricordano gli amici del paese - Lui, che amava tanto le storie a lieto fine si è scontrato con la realtà. Con i cattivi».
Nessun accenno, in chiesa, alla vicenda della casa all’asta acquistata dall’amico dell’imprenditore suicida. Ieri è stato solo il giorno del’addio del dolore, del rispetto. E non c’è stato alcun spazio per rabbia e rancore.
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