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Suicida per la casa all'asta, i figli: «Babbo, eri buono e ci hai insegnato tutto»
La struggente lettera dei figli, che hanno deciso di raccontare tutta la storia: "Camminerai sempre a testa alta"
CARRARA. «Giuseppe me l’aveva detto pochi giorni fa. Se vinco al Superenalotto i primi soldi sono per te e per tuo figlio». Oggi lo racconta con gli occhi pieni di lacrime Arianna. È una delle migliori amiche di Serena la figlia dell’imprenditore edile di sessant’anni che si è tolto la vita venerdì scorso. Dopo che la sua casa era stata venduta all’asta.
Giuseppe Pensierini era fatto così. Un generoso con tutti, anche adesso che la vita gli aveva voltato le spalle continuava a pensare agli altri. I figli, Serena e Massimiliano vogliono ricordarlo così per la sua grande generosità, per essere stato un babbo e un nonno «con i fiocchi». E soprattutto perché vogliono che la storia del padre sia una lezione per tutti.
«Caro babbo, tutti sanno che io e Massi siamo persone molto riservate e preferiamo stare dietro le quinte - comincia la lettera dei figli - e invece ci ritroviamo qui a scrivere una lettera, perché tutti sappiano come sono andate le cose. Questo era il tuo volere».
«Eri un uomo che non si lamentava mai di nulla, avevi sempre una parola di conforto per tutti e alla domanda “come stai? Rispondevi sempre “molto bene”, non bene e basta. Questo è quello che hanno potuto vedere gli altri. Quello che sappiamo noi è che sei stato il babbo che tutti i figli vorrebbero avere. Ci hai insegnato i valori, il senso del lavoro, il non attaccamento al denaro, il voler bene a tutti- continua la lettera - E ci hai amato con un amore smisurato. Grazie per averci sempre incoraggiato nel nostro lavoro e per averci trasmesso il valore della famiglia. Oltre a essere un ottimo padre sei stato un ottimo marito: credo che la mamma ti risposerebbe mille volte, e come le hai lasciato scritto tu un domani, in un mondo migliore, la risposerai davvero».
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Nella lettera dei figli dell’imprenditore suicida ci sono parole forti che toccano da vicino la vicenda del rovescio finanziario del padre e la vendita all’asta della casa.
«Hai lasciato scritto che qualcuno dovrà averti sulla coscienza, noi ripetiamo quello che tu ci hai chiesto di far sapere, ma non ti assicuriamo che le persone coinvolte in negativo in questa vicenda riescano a farsi un esame di coscienza. L’uomo che ha acquistato la tua casa, è un amico, ma forse da ora in poi dovremo definirlo solo un conoscente. Non so come riuscirà a godersela ora quella casa».
E poi un lungo elenco di ringraziamento per le persone che nella vita di Giuseppe Pensierini ci sono sempre state e che lo manterranno vivo nei loro ricordi. «Ecco babbo tutti quelli che ti hanno voluto bene. Un grazie infinito - scrivono Serena e Massimiliano - a Angelo Boschi, un amico che invece di essere solo amico in tutti questi anni ti ha fatto da babbo. I Battistini, i fratelli Roberto e Fabio Vernazza, Roberto Manfredi, suor Gelsomina, tua sorella Marilena e la sua amica Rita. E ancora: l’avvocato Catapiani che pur essendo l’avvocato del tribunale ha tenuto con noi un comportamento egregio, le mie amiche - scrive Serena- Mary, Arianna ed Eleonora e un ringraziamento fortissimo al nostro amico egiziano che abbiamo soprannominato Faraone».
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«Vogliamo dirti un’altra cosa babbo - continua la lettera dei figli di Giuseppe Pensierini - tuo genero vuole ringraziare i ragazzi della polizia perché sono stati davvero eccezionali. In un momento così difficile hanno avuto tatto, gentilezza e disponibilità: sono stati davvero molto bravi babbo».
«Avremo tante altre cose da scrivere, ma una vogliamo che sia chiara a tutti- si chiude la lettera - Giuseppe Pensierini sarà sempre un grande babbo, un marito perfetto, un nonno con i fiocchi e soprattutto un gran signore, Ovunque tu sia babbo camminerai a testa alta, te lo meriti. Ricodati i tuoi nipotini, la mamma, Andrea e la Sara e io e Massi che saremo sempre con te con il nostro bene infinito».
Si chiude così la lunga lettera scritta a mano dai figli di Giuseppe Pensierini. Una lettera che la figlia Serena, stravolta da dolore ha voluto consegnare al nostro giornale.
«Perché mio padre era una persona buona, perché non si può morire così»- dice Serena, raggomitolata sul divano dell’amica di una vita, Arianna, prima di scappare all’obitorio. «Voglio vederlo un’ultima volta, prima che chiudano la bara. Il mio babbo generoso, lui che poche ore prima di uccidersi mi ha voluto tranquillizzare. Mi ha detto: Sere non ti preoccupare per me».
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