Sigilli sulla banchina, il rebus è sul tavolo del comitato portuale
Nella riunione di ieri si è parlato del ruolo della Porto Spa e dell’eventuale incremento di imprese a lavoro nello scalo
CARRARA. Nuova riunione del comitato portuale ieri pomeriggio e nuovo dibattito sul ruolo della Porto Spa all’interno dell'infrastruttura marinella. Dopo la vicenda dei sigilli imposti dalla magistratura ai mezzi della spa, per occupazione abusiva di area demaniale, a seguito del dissequesto a Levante, e mentre a Ponente si continua a lavorare su autorizzazione “mirata” della Procura, il comitato portuale ha avviato un confronto ad ampio raggio sulla situazione della Spa.
Lo scorso 17 settembre, lo ricordiamo, il giudice per le indagini preliminari Ermanno De Mattia aveva respinto l’istanza presentata dal presidente della Porto di Carrara Spa Enrico Bogazzi che chiedeva la revoca del sequestro preventivo di tutti i mezzi della Porto sul suolo del demanio marittimo di Marina. Secondo i legali della spa, in conseguenza dell’accordo siglato il 29 agosto scorso con l’Autorità portuale, la collocazione dei mezzi della Porto (comprese le nove maxi gru Gottwald) è diventata legittima. Secondo il Gip, invece con l’atto del 29 agosto (e dunque il rilascio della concessione demaniale ex articolo 18 per la banchina Fiorillo) «è cessata la condotta illecita esclusivamente con riferimento ai mezzi ubicati a Levante». Dunque, nelle altre aree, ovvero a Ponente (banchina Taliercio inclusa) l’occupazione dei mezzi continua a configurarsi come “arbitraria occupazione di demanio marittimo”. Qui finora l’attività è stata garantita grazie a una serie di autorizzazioni “mirate” da parte della Procura, che ha evitato così il blocco delle operazioni sulla Taliercio. Ma per “normalizzare” la situazione serve qualcosa di più, dunque una legittimazione formale almeno da parte del comitato portuale che “legalizzi” la presenza dei mezzi della Spa a ponente. Il problema è la permanenza delle macchine in banchina: secondo i legali della Porto, esse non ostacolano gli altri operatori e dunque non è necessario spostarle a fine giornata, come invece pretende - sigilli alla mano - la Procura. La soluzione potrebbe dunque essere il rilascio di una concessione ex articolo 18 della legge 84/94, come quella che la Porto Spa ha ottenuto sulla Fiorillo a settembre. Non è escluso che la società ritenti questa strada riproponendo un’istanza analoga a quella presentata a marzo e bocciata dal comitato. A seguito di quel respingimento, il commissario per l’Autorità Portuale Francesco Messineo, aveva spiegato che secondo il comitato «i traffici della Porto non sufficienti a giustificare l’assegnazione all’utilizzo in esclusiva di due banchine». Quindi l’organismo aveva detto sì alla concessione sulla Fiorillo e “no” a quella per la Taliercio: per questi spazi la Porto aveva ottenuto una “semplice autorizzazione” ex articolo 16, cosa che secondo la Procura implica lo sgombero delle aree demaniali dai mezzi a fine giornata. Ma se tra i mezzi ci sono delle maxi gru non proprio agevoli da manovrare allora si devono trovare altre soluzioni. Di questo si è iniziato a parlare ieri in comitato portuale. Tra gli altri argomenti sul tavolo della riunione, l’incremento del numero delle imprese autorizzate a svolgere attività nello scalo apuano. Le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore su questa istanza avevano messo in allerta qualche lavoratore, preoccupato per l’arrivo di un nuovo operatore e della eventuale riduzione degli spazi a disposizione. «Non c’è nessuna richiesta e nemmeno un nuovo operatore in arrivo» ha precisato il commissario Messineo, spiegando che il numero di autorizzazioni provvisorie a disposizione in uno scalo deve essere sempre superiore a quello degli operatori che vi lavorano effettivamente per garantire la possibilità di nuovi arrivi, anche per attracchi saltuari e di pochi giorni. «È la prassi, come una porta che viene lasciata aperta anche in assenza di richieste» ha insistito il commissario.
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