Sicurezza
Le cremazioni sono ferme, i balzelli no
Terza rottura in un anno all'impianto di Massa dopo la riaccensione. E chi, stanco di attendere, va fuori Comune deve pagare il diritto di uscita
MASSA. La migliore delle sintesi è il proverbio: chi più spende, meno spende. Sì perché l’amministrazione si è sfilata dalle tasche solo 137.000 euro per rimettere a nuovo il vecchio forno crematorio, se ne avesse comprato uno nuovo di zecca non le sarebbe bastato il doppio della cifra. Adesso, però, Palazzo civico si trova con una macchina usata e a cui tocca puntualmente una bella revisione e pure - per continuare la metafora automobilistica - il cambio pezzi. Vero che acquistare un forno nuovo, in tempo di crisi, sarebbe stata dura, altrettanto vero che la via del risparmio, percorsa dall’amministrazione, costringe i massesi ad associare alla parola cremazione la parola disservizio. Ri-entrato in funzione un anno fa, il forno si è già preso tre pause, l’ultima ad inizio settembre quando a dire addio è stata la valvola dei fumi bianchi. Per dirla con parole semplici: una valvolina che guida i fumi, appunto, attraverso i filtri garantendo che vengano immessi in aria completamente puliti.
L’amministrazione non ha acquistato un nuovo forno crematorio per risparmiare, i cittadini, invece, di risparmi non ne vedono. Tutt’altro. Per cremare i propri cari sono costretti ad uscire fuori Comune, ma accedere al servizio da non residente costa caro: in media 600 euro a fronte dei 200 (più 100 di autorizzazione) che si pagano qui, da residenti. Senza dimenticare che se porti a cremare il tuo caro fuori dai confini massesi, ti tocca pure versare la tassa di uscita. Altri 26 euro.
E l’ultima rottura del forno parecchie famiglie l’hanno davvero pagata a caro prezzo: avevano deciso di effettuare la cremazione a Massa e hanno versato i 300 euro richiesti. Il Comune, infatti, tramite Master, i soldi li pretende nel momento in cui i parenti optano per la cremazione e non quando la cremazione viene effettuata. Peccato, però, che la valvola sia andata in tilt e che nelle ultime tre settimane di cremazioni non se ne sia fatta neanche una. Così dopo aver pagato e atteso per giorni, qualcuno ha deciso di affidarsi altrove e ha scoperto il pasticcio nel pasticcio: dopo aver versato 300 euro senza accedere al servizio, devi pagarne 26 per portare il tuo caro in un altro Comune (il diritto di uscita), quindi sborsare 600 euro nel Comune in cui la cremazione viene effettuata.
Vero che i 300 euro pagati per la cremazione, non effettuata a Massa, vengono restituiti, altrettanto vero che tocca fare istanza formale di rimborso e attendere che il tempo passi. E in ballo, con la crisi che morde, non ci sono davvero pochi spiccioli.
Senza dimenticare che il cittadino non ha responsabilità e la scelta di rivolgersi ad altri impianti crematori la fa perché a Massa il forno è ko. E una volta rotto, in attesa di sopralluoghi, ordinazione dei pezzi e nuovo montaggio, passano settimane. Oltre due, stavolta.
E se questo è il quadro, è chiaro che il cittadino si innervosisca e finisca con il contestare anche i dettagli: così parecchi lamentano la mancanza di un pos negli uffici Master all’interno dei cimiteri di Mirteto e Turano. Se vuoi pagare lì, devi presentarti con i contanti o con un assegno. Altrimenti devi raggiungere la sede Master in via Simon Musico.
Insomma, davvero un meccanismo farraginoso quello delle cremazioni, complicato dalle frequenti rotture (3 in un anno) dell’impianto. E con quel meccanismo - ulteriore aggravante -il cittadino è chiamato a misurarsi in momento particolare, alle prese con il dolore e con la perdita di una persona cara. Talvolta affaticato ancor di più dal peso della burocrazia. L’amministrazione assicura (vedi articolo sotto) che fin da oggi il forno dovrebbe essere in funzione, si tratterà di capire come verranno gestite le cremazioni in attesa da settimane.
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