Sicurezza
Stazione di Massa, la porta dimenticata della città
I negozi boccheggiano, l’area è insicura e poco illuminata. I venditori :«Mancano iniziative e interventi urbanistici»
MASSA. Sull’erba ben curata di piazza IV Novembre si fermano a dormire in tanti. Le aiuole sono pulite e gli alberi dando quel tanto di ombra. I viaggiatori scorrono veloci avanti e indietro, un occhio al semaforo, l’altro alle macchine. Di una cosa nessuno si accorge: in piazza ci sono dei negozi.
Due bar, un negozio di componenti elettrici, un panificio, una gelateria, una farmacia e una pizzeria. All’angolo, semi nascosta, la bottega di sartoria. Otto attività più un Penny Market, catenda di grande distribuzione a basso prezzo. Meno delle dita di una mano in una delle zone a più alta percorrenza della città. Passano in tanti, quasi del tutto indifferenti al residuo commercio esistente.
C’è unanimismo su almeno una delle cause che hanno portato alla desertificazione delle attività zona. «Troppi stranieri che spacciano» è la condanna che senza troppi giri di parole esce dalla bocca dei negozianti. «In certi orari c’è davvero il peggio della città – sostiene Amilcare Petringa, che da due anni ha aperto il bar Notorius all’angolo della piazza – stanno in mezzo alla piazza, le volanti ci sono anche ma alla fine si spostano e non ci si può fare nulla». Ma per Amilcare non è solo un fatto di presenze disturbanti. «Io avrei bisogno di un parcheggio qui davanti, un’area per i tavolini – spiega – però lo spazio non c’è e mettere i tavolini dal lato del parco è impossibile per via dei costi. Qua passano migliaia di macchine al giorno ma si fermano in due quando va bene».
Da anni si pensa di fare una rotatoria. Più volte annunciata, è rimasta uno schizzo sui progetti. Eppure un andamento più lento, più gambe e meno ruote sono una delle richieste dei commercianti. La dottoressa Claudia Barletta è una delle anime della piazza, capofiglIa di un gruppo di commercianti piuttosto compatti. «Dopo un po’ di insistenze l’amministrazione ci sta a sentire – racconta Claudia – abbiamo organizzato delle manifestazioni, chiudendo un pezzettino di strada e la gente ha rispsoto. Il mio ragionamento è semplice: prima si riporta vita e passeggio alla zona, poi qualcuno arriverà ad investire e magari l’amministrazione ne terrà conto».
Qua hanno chiuso altre attività, il cinema che prima si chiamava Mazzini e poi Splendor. Di sera riempiva la piazza con ragazzini e altri avventori, che magari si fermavano a mangiare un boccone. Ora, dopo le 19, gli unici aperti sono il Notorius e la pizzeria. Al Notorius, racconta Petringa, molti viaggiatori in arrivo la sera vanno a chiedere come arrivare in centro, un biglietto per l’autobus. «Come se non esistessero – dice Amilcare – non ci fossi io entrerebbero alle porta di una città buia e del tutto vuota».
«Per noi è meno dura – dice Ivano Gaina, dell’omonimo negozio – da me vengono perché è un negozio specializzato. Non so se un negozio più generico, da shoppping casuale potrebbe reggere». Una pausa. «No, direi di no, chi ci viene qua a fare due passi?».
La stazione non è la porta di accesso alla città. Non più, ormai si scaricano e caricano uomini e donne come le merci. Poche le soluzioni per arrivare in centro e ben nascoste. Sulla via della stazione i negozi sono pochi, più si va avanti più si distanziano.
Mohamadd Ilyas gestisce 4 rivenditori di kebab in città, uno nel viale. «Siamo due su questa strada – dice – e il regolamento comunale prevede che non siamo di più. Meglio per me, la giusta concorrenza». Anche se a volte, queste norme, mirano a limitare il numero di “kebbabari”, considerati dai cittadini raduni per sbandati ed extracomunitari. «Le volanti si fermano spesso qui – racconta Mohammad – parcheggiano davanti al negozio, fanno i loro controlli. In quel momento il negozio si svuota, non entra più nessuno. Certo, c’è qualche cattiva persona, ma molti hanno paura di controlli sui documenti o altro, non sanno bene cosa gli possono chiedere».
Così spariti i negozi rimangono i fast food all’orientale. Panini veloci per clienti in rapido movimento: perfetto incontro domanda-offerta. Gli unici che aprono senza affanno. Forse, se si volesse un commercio più stabile, che attragga e faccia rimanere i clienti, sarebbe meglio ripensare alla stazione in modo radicale e lavorare di conseguenza.
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