La manifestazione
Cave, 12 ispettori e droni per i controlli a Carrara
Presentato in Regione il maxi progetto. Si comincia dal primo gennaio, obiettivo: bloccare l’inquinamento delle sorgenti
FIRENZE. Controlleranno la salubrità delle sorgenti.
Studieranno la composizione delle acque di superficie e quelle del sottosuolo usando la modellistica di bacino che intreccia i dati sui flussi dell'acqua con quelli della marmettola.
Non solo. Controlleranno gli sversamenti di idrocarburi e si serviranno delle immagini dall'alto di due droni e dei satelliti per capire dove andare.
Sono i dodici nuovi ispettori della sicurezza assunti dalla Regione che dal 1° gennaio del 2017 entreranno in servizio all'Arpat con un obiettivo preciso: mettere un freno all'inquinamento e bloccare l'innalzamento dei fiumi a causa dell'attività estrattiva nelle cave delle Alpi Apuane.
«Perché non si può buttare la marmettola nei fiumi né che dai piazzali, quando piove, coli giù dai ravaneti per andare a ingrossare i corsi d'acqua. Sono reati e non possono essere tollerati», ha detto con fermezza durante la presentazione del nuovo piano per le cave il presidente della Regione Enrico Rossi.
I nuovi ispettori della sicurezza Sono ingegneri, geologi, biologi. Lavoreranno per due anni - con possibilità di rinnovo del contratto - e andranno in giro a bordo di 5 fuoristrada per controllare direttamente 120 cave (60 all'anno) delle 170 attive in produzione. Ma il raggio di azione della vigilanza potrà essere più ampio.
«Grazie alle metodiche innovative – aggiunge la nota della Regione – i controlli potranno essere comunque estesi su tutta l'area estrattiva della provincia di Massa Carrara e nell'area a nord della Versilia, un territorio che conta 307 cave tra attive, dismesse e quiescenti».
Ultima fase dell'attività di controllo: elaborare una sintesi di tutti i dati raccolti per metterli al servizio della lotta all'illegalità. Tutto concordato con la Procura della Repubblica. I 12 ispettori vanno a sommarsi agli altri 6 attualmente in servizio nelle cave. L'investimento complessivo è da 1 milione e 480mila euro (800mila euro nel 2017 e 600mila nel 2018): 880mila euro saranno spesi per gli stipendi, il resto per l'acquisto dei fuoristrada, dei droni e l'uso delle foto satellitari. Il progetto dovrà integrarsi sia con il “Piano straordinario per la sicurezza nella lavorazione del marmo nel distretto Apuo-Versiliese” sia con l'attività del Corpo Forestale dello Stato al fine di orientare verso obiettivi comuni l'azione dei vari soggetti preposti al controllo.
Le nuove linee guida e la task force. Arrivano gli ispettori della sicurezza e, nel frattempo è in corso l'elaborazione delle nuove linee guida (di riferimento anche ai fini autorizzativi) per tenere alta la guardia sulla sicurezza in cava.
I punti caldi sono già molto chiari: l'uso del filo diamantato, le modalità di estrazione in cava, il ruolo del responsabile della sicurezza. E proprio qui il tavolo delle trattative è aperto con l'Unione industriali. Con dei tempi già dettati e molto precisi: entro un mese, massimo un mese e mezzo, le linee guida dovrebbe essere approvate. Poi c'è la questione di quanto marmo va riusato e quanto deve essere portato via.
Ovvero: l'applicazione della legge regionale 35 sull'attività estrattiva nelle cave.
Per rendere più efficace la propria azione la Regione Toscana ha creato un gruppo di lavoro specifico, che raccoglie tutti gli assessorati coinvolti nella gestione delle cave (assessori all'ambiente, all'urbanistica, alle attività economiche e alla salute) e coordinato dal presidente Rossi.
Sarà una task force, che lavorerà in collaborazione con Arpat, Irpet e Asl, che coordinerà da un punto di vista politico e amministrativo le attività per raggiungere gli obiettivi di sicurezza e salute dei lavoratori, di miglioramento della gestione ambientale delle cave e della riduzione dell'inquinamento.
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