Il Tirreno

Cade l’intonaco, paura all’asilo di Casone

di Chiara Sillicani
Cade l’intonaco, paura all’asilo di Casone

Un’area esterna dell’edificio è stata interdetta. I genitori: abbiamo rischiato grosso, servono risposte rapide e puntuali

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MASSA. Un gesto abituale, così abituale da essere diventato automatismo: la bidella preme il palmo sul maniglione anti-panico, la grande porta a vetri, in una delle aule, si apre e accompagna al giardino. Quel gesto la bidella della scuola di infanzia del Casone lo ripete anche lunedì mattina, ma l’automatismo si rompe: gli occhi di adulto capiscono subito che qualcosa non va e la bidella richiude in un battibaleno.

Non si sbaglia: dall’alto cadono pezzi di intonaco, si staccano dalla porzione di tetto che copre l’area immediatamente esterna alla porta. Lungo quel cornicione corre la grondaia, forse l’acqua è riuscita ad infiltrarsi e ha indebolito l’intonaco, fino a ridurne l’aderenza. Il risultato sono i pezzi finiti a terra, a due passi dalla porta che i bimbi attraversano per lasciare l’aula e godersi il sole ancora caldo.

Quella porta a vetri lunedì mattina, poco dopo l’entrata in classe, i piccoli non l’hanno ancora valicata: in giardino non c’è un’anima. Nessuno si fa male, la bidella riesce ad evitare che un pezzo di intonaco le finisca sulla testa, i bimbi stanno giocando nell’aula e non si accorgono di nulla. Se ne accorgono, invece, mamme e papà quando, dopo pranzo, suonano al cancello. Ai loro occhi balza un lungo filo rosso, steso da un lato all’altro della grande porta a vetri di un’aula: a terra ci sono pezzi di intonaco. Non metri quadrati di calcina, comunque materiale pesante e che - ribadiscono i genitori - avrebbero potuto finire sulla testa di bimbi dai 3 ai 6 anni.

A segnalare l’accaduto sono Laura Cecchi, presidentessa del comitato genitori, e Lucia Tonazzini che del comitato è segretaria: mamme e papà, infatti, hanno unito le forze, si sono costituiti in un comitato e portano avanti progetti di valorizzazione della scuola. E adesso hanno un diavolo per capello. Non puntano il dito contro qualcuno, non vogliono lanciare accuse, ma chiedono risposte rapide e certe perché - spiegano - prima dell’inizio dell’anno scolastico, l’asilo è stato oggetto di un sopralluogo e il rischio cedimento non è stato rilevato: «Abbiamo verificato - spiegano Lucia e Laura- che anche in altri punti l’intonaco è rovinato. Ora è stata transennata l’area esterna alla porta di un’aula, porta di sicurezza e dotata di paniglione anti -panico che deve essere sempre utilizzabile. Per questo riteniamo - le esponenti del comitato vano al cuore del problema - che l’intervento debba essere realizzato in tempi brevissimi: nel caso si presenti un’emergenza - motivano le due mamme - tutte le porte devono essere agibili. La bidella ha evitato il pericolo - prosegue Laura - ma se fosse stato un bimbo, magari piccolo, avrebbe avuto la stessa prontezza? Servono risposte certe, basta mail con il condizionale, abbiamo bisogno dell’indicativo presente». Laura non è disfattista e ammette che molto è stato fatto: «Abbiamo segnalato problemi acustici nel refettorio e il Comune ha provveduto all’insonorizzazione degli spazi, abbiamo chiesto lavori ai bagni e quest’anno le toilette all’ingresso sono nuove. Certo in quelle toilette mancano ancora gli appendini per gli asciugamani e i bagni vicino al refettorio sono ancora in cattiva salute, ma riconosciamo che sono stati fatti interventi importanti». Adesso, però, il comitato chiede un documento scritto in cui Palazzo civico spieghi quando e come interverrà sugli intonaci.

Uilian Berti, vicesindaco con delega ai lavori pubblici, assicura che dopo la caduta di pezzi di intonaco sono stati fatti puntuali accertamenti: «Si è staccata della vernice con piccole porzioni di cemento, l’edificio è in sicurezza, interverremo al più presto. Non abbiamo registrato situazioni di pericolo per i bambini. Abbiamo delimitato l’area e incaricato la ditta, a causare il problema potrebbe essere stata un’infiltrazione, ma la situazione è sotto controllo». Invito alla serenità che ai genitori non basta: vogliono impalcature e operai al lavoro.

 

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