Gioco
L’allarme dei Verdi sul forno crematorio di Carrara: è solo business
La denuncia: un’opera così delicata dovrebbe essere gestita con denari pubblici e non affidata, come temiamo, ai privati
CARRARA. Il partito dei Verdi interviene sulla vicenda del forno crematorio in costruzione a Turgliano e solleva lo spettro di un business del caro estinto che potrebbe finire in mano ai privati.
La zona di Turigliano viene vista come epicentro di un business privato del caro estinto dove, accanto all’impianto di cremazione che sta realizzando Apuafarma, potrebbero sorgere strutture ricettive e di ristorazione destinate ai familiari dei defunti che decideranno di usufruire del servizio. È proprio questo il timore, o forse è il caso di dire lo spettro, del Partito dei Verdi di Carrara che dopo aver preso parte ad alcune riunioni del Comitato per la Salute (il gruppo nato per iniziativa dei residenti della zona del Marasio - proprio dove è in costruzione l'impianto - e comunemente noto come i “No Forno” – esprime tutte le sue perplessità sul progetto in fase di realizzazione.
I Verdi si chiedono come mai si sia «scelto di costruire il Tempio Crematorio, (con un doppio forno), nella zona più popolata di Carrara (Avenza -Turigliano) invece di farlo a Torano presso il Cimitero Monumentale?», perché a fronte delle 400 cremazioni all’anno richieste nel territorio del comune di Carrara, su una media di 800 decessi, sia stato costruito «un impianto da 2500 cremazioni annue» e ancora come mai «i tecnici hanno convenuto che la canna fumaria sia di soli 7 metri di altezza». Tutti quesiti che - precisano - scaturiscono dalla lettura dei documenti sul progetto dell'impianto di cremazione, con tanto di capitolato alla mano in cui si parla di sei cremazioni al giorno, per 250 giorni lavorativi per un totale di 1500 all'anno. A queste, scrivono i Verdi, se fosse realizzata la seconda linea di cremazione - prevista nell'allegato al progetto - se ne aggiungerebbero un altro migliaio per un totale di 2500 cremazioni all'anno: «Probabilmente non avrebbero fatto questo investimento per 400 cremazioni all'anno» polemizzano dalla segreteria carrarese. Non solo.
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I Verdi sono convinti che «un’opera così delicata dovrebbe essere gestita con denari pubblici e non affidata, come temiamo, ai privati che potrebbero darsi al business del caro estinto con la costruzione nella zona adiacente l'impianto di un albergo per ospitare i parenti». Il partito degli ambientalisti solleva poi la questione “ambientale”: «il nostro micro-clima, mite e protetto, difeso e incastonato nelle Api Apuane» potrebbe contribuire a “trattenere” in zona le polveri prodotte dall’impianto di cremazione, che – ricordano ancora i Verdi – è soggetto ad altre problematiche come «le immissione dei fumi cancerogeni, come le diossine». Alla luce di tutte queste preoccupazioni, i Verdi richiamano le parole di Papa Francesco e la sua «Enciclica sulla Cura della Casa Comune» sollecitando il clero locale a esprimersi sulla delicata questione del Tempio Crematorio e, accusando la politica comunale di «disattenzione» ricordano che «il sindaco è il garante della salute dei suoi concittadini».
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