Il Tirreno

Mense, gli avanzi vanno alla Caritas ma ci sono sprechi

di Libero Red Dolce

Alcune associazioni si sono proposte ma non sono attrezzate a sufficienza per la distribuzione. Ieri i primi pasti a scuola

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MASSA. È arrivato il giorno delle tovagliette impiastricciate con il puntinismo dell’olio da cucina, dei musetti pitturati dal rosso della salsa. Le mense di Massa ripartono a pieno regime o quasi, manca ancora qualche scuola secondaria di primo grado ma il grosso degli istituti ha dato il via ieri al servizio mensa.

«Quello del pasto comune è un momento che fa parte dell’attività educativa all’interno delle scuole – commenta l’assessora all’istruzione Silvana Sdoga – è inserito in un quadro ben preciso. Pensando alle mense si è fatto un discorso di corretta educazione alimentare, si decidono i menu con l'Asl, secondo tutte le indicazioni che vengono dalle scienze nutritive. I bambini imparano anche che l’alimentazione e lo stare con gli altri sono parte della loro giornata».

Non appartengono a Massa dunque le polemiche sulla legittimità di portarsi un pasto da casa, il classico panino avvolto nella carta da cucina per intenderci, che negli ultimi giorni partendo da Torino si sono allargate a tutta Italia. Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca si era appellato contro la decisione di un giudice di Torino che aveva riconosciuto alle famiglie il diritto di mandare i bambini a scuola portandosi il pasto da casa. «Nelle nostre scuole non direi che c’è questo problema – dichiara Sdoga – non si è mai presentata nessuna famiglia a reclamare la possibilità di munire i figli con degli alimenti presi da casa e spero non si presenti mai.».

Con le iscrizioni per le mense aperte fino a novembre non c’è ancora un quadro preciso che restituisca il numero degli scolari che usufruiscono del diritto alla mensa. «Servizio che cerchiamo di migliorare sempre – aggiunge Sdoga – stiamo preparando una riunione con tutte le commissioni mensa, l'Asl e la Gazzoli (la società che si occupa delle mense) per cercare di capire come stanno funzionando e capire come si possono migliorare. Già ora ci sono dei menu per chi ha esigenze particolari». Nell'anno scolastico 2015/2016 c'erano 153 diete speciali: 38 per ragioni etico-religiose, 15 vegetariani e 70 per allergie alimentari.

E il cibo che avanza? Per gestire gli alimenti che vengono preparati e per varie ragioni avanzano c'è un accordo con la Caritas, alla quale vengono consegnati già dall'anno scorso, in modo che non finiscano nella pattumiera. Altre associazioni si erano fatte avanti, ma non avevano le strutture adeguate per distribuire il cibo. L’anno scorso serano 200/250 i pasti che ogni settimana venivano forniti alla Caritas, tutti approntati dal centro di cottura della Don Milani.

Non si infatti tratta di derrate crude conservabili ma di pasti caldi che vanno consumati e se non si ha un servizio mensa è difficile distribuirli. «Con la Misericordia c'è un dialogo iniziato lo scorso anno – spiega Marco Bracci della Gazzoli – e probabilmente si riuscirà a farlo con la loro mensa, per gli altri aspettiamo i servizi sociali del comune che ci indichino quali altri soggetti interessati. La soluzione si trova assieme, se loro hanno un bisogno compatibile col fatto di erogare pasti caldi in un giorno o due. Non sono molte le realtà nel territorio di questo tipo».

Ma di avanzi ce ne sono ancora e si potrebbe fare di più, in attesa di un incontro con le associazioni e un bando di gara per assegnarli. Il cibo non manca, i poveri nemmeno, ora bisogna trovare un modo per non lasciare che si sprechi nemmeno un avanzo.

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