Sicurezza
«Le nostre cave? Devono essere pulite come specchi»
CARRARA. »Non è ulteriormente procrastinabile un piano di gestione sostenibile delle cave. E non è sostenibile l'attuale prassi di coltivazione delle cave che determina un carico di sedimenti fini...
CARRARA. »Non è ulteriormente procrastinabile un piano di gestione sostenibile delle cave. E non è sostenibile l'attuale prassi di coltivazione delle cave che determina un carico di sedimenti fini dell'ordine di milioni di tonnellate annue scaricate sui versanti di cava». Sono questi alcuni dei punti della articolata relazione del professor Giovanni Seminara nel masterplan contro l’alluvione. Un piano che ha raccolto il plauso di Legambiente.
«In relazione alle cave e al rischio alluvionale, la relazione Seminara fa un'analisi impietosa della situazione: l'urbanizzazione incontrollata e lo sviluppo delle attività estrattive sono un esempio paradigmatico di assenza di cultura del rischio nel nostro Paese - si legge nella nota di Legambiente - i ravaneti sono fonte di inquinamento delle acque e (soprattutto quelli recenti, contenenti una maggior percentuale di terre) di colate detritiche che, scaricando sedimenti nei corsi d'acqua, ne riducono la capacità idraulica; la viabilità principale montana si sviluppa lungo il fondo valle, costringendo gli alvei in sezioni ristrette e inducendo esondazioni». «Da tale analisi, la relazione - proseguono gli ambientalisti - fa discendere soluzioni coraggiose, tra le quali la sistematica rimozione delle terre presenti nello strato superficiale dei ravaneti (approfondendo gli studi per stimare la capacità di attenuazione dei picchi di piena esercitata da ravaneti così ripuliti) e il ripristino degli alvei occupati o ristretti dalle strade di fondo valle, spostando queste ultime ad una quota più elevata. Chiarisce inoltre che questi interventi non sono opzionali (ma da eseguire preventivamente agli interventi strutturali previsti, ad es. ai bacini di laminazione montani) e che dalla loro attuazione dipenderà anche la durata e l'efficacia anche degli interventi nel tratto da Carrara al mare».
Legambiente, nell'esprimere soddisfazione per lo studio, «che rappresenta un'autorevole conferma alle proposte avanzate dall'associazione in questi anni, ha presentato un secondo contributo alla VAS del Piano attuativo dei bacini estrattivi in corso di elaborazione, chiedendo che il Piano recepisca pienamente le indicazioni più rilevanti dello studio Seminara sul bacino montano. Ripropone quindi lo smantellamento completo dei ravaneti (da ricostruire con sole scaglie, dopo vagliatura e allontanamento di terre e marmettola), misure ferree per tenere le cave "pulite come uno specchio" (per non vanificare l'efficacia dell'intervento), la chiusura delle cave che producono troppi detriti o che non rispettano le regole, la rimozione delle imponenti discariche di terre presenti in molte cave e il ripristino degli alvei».
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