Il Tirreno

Tra erbacce e argini crollati se arrivano le alluvioni a Massa è dura

di Libero Red Dolce
Tra erbacce e argini crollati se arrivano le alluvioni a Massa è dura

Sos dei comitati di Ricortola e Romagnano: «C’è ancora tanto da fare, servono lavori»

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MASSA. Il tempo è stato clemente finora, qualche sfuriata e sparuti goccioloni, fortunatamente non al punto da far ingrossare i letti di fiumi e torrenti lassù in cima e mettere in allarme la gente a valle. Che però da sotto guarda con diffidenza al cielo e alle montagne, perché le opere di messa in sicurezza sono ancora incomplete e il ricordo degli alluvioni che hanno messo in ginocchio la città è fresco e appiccicoso come il fango.

Gli abitanti di via del Pozzo e i comitati che ne sostengono la causa lo sanno bene. Sopra le loro teste gravano minacciose le colline del Candia, dove spesso l’acqua non ha trovato le dovute via di fuga ed è scesa giù a invadere abitazioni, cortili e strade. «Dopo anni di battaglie la situazione è un po’ migliorata, concede Pino Serpi, da sempre guida del comitato – ma il quadro complessivo rimane poco confortante. Se viene giù l’acqua, come sappiamo potrebbe succedere, i lavori fatti sono insufficienti».

Il verde dei vigneti sopra via del Pozzo è tagliato in perpendicolare da una strada in terra battuta. La usano gli agricoltori, ma con le piogge si trasforma in un vero e proprio letto del fiume. «I canali di scolo sono scomparsi – spiega Roberto Giusti del comitato – coperti per fare passare i trattori. Ora sono inutili, sepolti sotto la terra. Sono piccole cose ma che fanno da argine importante quando le cose precipitano». Il canale di scolo è ostruito da erbacce e fango, in più punti pare difficile possa transitare l’acqua. «Lo stesso vale per le fosse di decantazione –spiega Giusti mentre sposta delle erbacce da sopra la griglia – sono quasi occluse, il fango si è depositato e si riempiono subito».

Eppure qui il Comune i lavori li ha fatti, sono state costruite griglie e ripulite le gore. «Va fatto sempre questo lavoro - rincara Franco Serpi, anche lui del comitato – e chi da privato non lo fa va punito. Altrimenti si ricomincia a ogni pioggia».

I cittadini hanno percorso le strade poderali in collina, rilevato i problemi e segnalato tutto al dirigente del settore «Protezione civile» Santo Tavella. A febbraio la risposta: «A seguito di un sopralluogo non sono stati rilevati indirizzi di dissesto idrogeologico». «Eppure qui abbiamo le griglie che funzionano al contrario – spiega amaro Giusti – costruite in modo che dal basso l’acqua finisce verso l’alto. E a portare fango e detriti ci pensa l’impluvio accanto, tutto in cemento che diventa uno scivolo che sfocia nelle abitazioni. Nessun problema?».

Non va meglio dalle parti di Ricortola. All’immissione in mare l’argine è crollato e non può fare il suo lavoro. Anche qui i i comitati denunciano una lunga stasi dei lavori, soprattutto per quel che riguarda la situazione l’allargamento dell’alveo del Ricortola e del Lavello, che più volte è stato la causa dell'allagamento di tutta la zona che va da Alteta a Ricortola. «Per il 2016 non sono state stanziate risorse – si lamente Ivo Zaccagna, del comitato di Ricortola – mentre noi chiediamo che siano messe in moto le opere immediatamente cantierabili. Se mancano le risorse si interviene con quello che si ha, ma non dobbiamo essere bravi a gestire soltanto i momenti di emergenza. Bisogna calendarizzare la pulizia delle fognature, perché si riempiono con le prime acque e poi l’effetto tappo allaga le strade. Lo stesso con gli alvei dei fiumi: l’amministrazione ha ragione a dire che non si può intervenire a pulirli quattro volte l’anno. Cosa aspettano ad allargare?». Adesso il pietrisco si è già accumulato e in certi punti l’argine è di poco più di un metro.

Il ragionamento si spinge oltre al rischio connesso ad uno straripamento ma allarga lo sguardo alla nuova urbanizzazione che la città sta vivedo. È semplice quanto efficace: «Non si può più considerare questa come una zone periferica – argomenta Zaccagna – ora qui c’è il Noa e il rischio di allagare via delle Pinete e via Dorsale non è sostenibile. Se le ambulanze non passano che si fa, chiamiamo Pegaso?».

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