Il Tirreno

Metalli e fitofarmaci: quanti veleni nelle acque apuane

di David Chiappuella
Metalli e fitofarmaci: quanti veleni nelle acque apuane

Arpat, il report ambientale 2016 tra Massa e Carrara: il quadro rimane fosco. «Non buono» anche lo stato del Frigido e del Carrione

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MASSA CARRARA. Dai fiumi al mare, dall'acqua alla terra, Massa-Carrara resta una provincia molto inquinata. A confermarlo è la stessa Arpat, che ha appena pubblicato il suo annuario dei dati ambientali del 2016. Si tratta di un resoconto dell'attività dell'agenzia ambientale dal 2010 ad oggi: ispezioni, monitoraggi di suoli ed acque, analisi di laboratorio. Un report il più completo possibile, dunque, sullo stato di salute ambientale del nostro territorio, che non è delle migliori. Su Massa-Carrara, infatti, sembra gravare ancora la triste eredità del polo chimico, il cui inquinamento residuo continua ad avvelenare terreni ed acque della nostra provincia, estendendosi anche alla fascia marina.

Dal 2010 al 2015 lo stato chimico delle acque della costa apuana è sempre stato classificato «non buono». Questo a causa della presenza nelle acque marine di inquinanti come i fitofarmaci (che derivano probabilmente dall'uso di pesticidi in agricoltura), metalli ed altri elementi. E a ribadirlo sono proprio i dati dell'Arpat, la cui la stazione di rilevamento a Marina di Carrara ha registrato fino al 2014 superamenti per i parametri del mercurio nelle acque del litorale e rileva ancora oggi sforamenti per i valori del tributilstagno, sostanza tossica vietata nell'Unione Europea dal 2008, la cui presenza nell'ambiente marino è conseguente al suo utilizzo soprattutto come biocida nelle vernici antivegetative. Preoccupante anche la presenza nei sedimenti marini di cromo totale (cancerogeno nella sua componente esavalente) e del Nichel, due metalli tossico-nocivi la cui concentrazione oltre il limite prosegue ininterrottamente dal 2011, mentre l'eccedenza di cadmio è stata rilevata solo nel 2015.

Lo stato ecologico, invece, ossia quello degli organismi biologici delle acque, dopo essere risultato «buono» nel 2010-2012, sembra adesso peggiorato, dal momento che viene definito appena «sufficiente» per il triennio successivo. Le analisi effettuate nei corsi d'acqua del territorio, poi, hanno fornito risultati diversi. Per quel che riguarda lo stato chimico, infatti, sia il Frigido che il Carrione, hanno conseguito un risultato «non buono». Ma se lo stato ecologico del fiume carrarese risulta «scarso», quello del Frigido appare invece «sufficiente» nel 2010-2012 ed addirittura «buono» nei tre anni seguenti. Migliore anche lo stato ecologico dei corsi d'acqua della Lunigiana, così come il più recente stato chimico di molti di essi (Aulella Valle, Rosaro, Moriccio-Gordana, Taverone Caprio, Geriola). Ci sono però anche fiumi lunigianesi per i quali lo stato chimico rimane «cattivo» (Aulella Monte, Bardine, Verde, Monia, Bagnone). Elevato anche il livello di inquinamento chimico persistente nelle acque sotterranee dei comuni di Massa e di Carrara, soprattutto in corrispondenza della zona industriale, nella cui falda sono stati riscontrati cancerogeni come metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati, pesticidi clorurati ed azotati. La contaminazione emerge anche nelle acque sotterranee delle aree residenziali, in quanto risente prevalentemente dei flussi di falda provenienti dalla zona industriale.

In merito alla qualità delle acque destinate ad uso potabile l'annuario dimostra che essa non solo è pessima in tutta la Toscana, ma addirittura in continuo peggioramento, al punto che l'Arpat, negli ultimi anni, ha dovuto introdurre un ulteriore classificazione denominata SubA3, che indica un livello al sotto del pessimo. Questo perché le acque toscane sono piene di coli batteri fecali, metalli, idrocarburi e pesticidi. Dal monitoraggio 2013-2015 emerge infatti che il 32% dei 114 corpi idrici valutati ricade nella categoria SubA3, il 58% nell'A3, il 10% nell'A2, che indica la qualità appena sufficiente e nessuno nella categoria A1, che è quella buona.

A Massa-Carrara, su un totale di 4 stazioni, il 50% delle acque è risultato A3 e la restante metà A2. Arpat nel 2015 ha controllato anche 200 impianti toscani di depurazione di reflui urbani che servono più di 2mila abitanti. In 4 dei 9 depuratori apuani sono state rilevate 7 irregolarità, tutte amministrative e superamenti per i parametri di ammoniaca, azoto nitroso e solidi sospesi. Una situazione migliore rispetto al 2014, quando le irregolarità riscontrate a Massa-Carrara erano state ben 21 (20 amministrative e 1 penale).

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