Gioco
Il ritorno della mosca olearia minaccia il raccolto delle olive
La Confcooperative lancia l’allarme: «A rischio il 30% della produzione di olio della Toscana». Marcelli (Confederazione agricoltori): «L’insetto in Lunigiana arriva più in ritardo, attenzione adesso»
LUNIGIANA. Il ronzio di migliaia di ali che tengono in aria i corpicini maculati, mentre con calma scrupolosa si avvicinano alla scorza verde che protegge il prezioso succo delle olive e con una puntura chirurgica introducono il devastante parassita: la mosca dell’olio è tornata e minaccia il 30% della produzione regionale di quest’anno.
L’allarme lo lancia Enzo Rossi, presidente di Fedagri - Confcooperative Toscana, e vale per tutto il territorio. La stagione mite e gli ultimi giorni di pioggia hanno garantito l’ambiente perfetto alla proliferazione dell’insetto, costringendo gli agricoltori a più meticolosi e assidui controlli dei campi. In provincia di Massa Carrara il quadro è a macchia di leopardo.
Paolo Lucchetti, insieme alla moglie, gestisce l’azienda di agriturismo Lucchetti-Ferrari: 9 ettari e 1600 piante da curare. La mattina esce per controllare le sue olive, alla ricerca del piccolo buchetto marroncino, il segno della “malattia”. «Nella parte alta, la zona dell'alta Lunigiana – racconta Lucchetti – fino ai primi di settembre c'è stato ben poco. Adesso c'è qualcosa in più: in alcune zone la soglia del 10% di infestazione, entro la quale gli agronomi suggeriscono sia sconsigliabile intervenire anche economicamente, non è stata superata. Certe aziende invece l'hanno superata. La situazione da me è abbastanza tranquilla. Probabile però che prima della raccolta, ai primi di novembre, occorrerà intervenire. In altre zone sono già intervenuti un paio di volte, perché il problema si è manifestato già ai primi di luglio».
Il vicepresidente di Cia (Confederazione italiana agricoltori) Toscana Nord, Vittorio Marcelli, conferma i timori: «Noi abbiamo fatto uno studio insieme all’università di Pisa sulle aziende Cia un paio di mesi fa ed è risultato che la situazione in alcuni posti è davvero dura. Io che ho una piccola azienda ho fatto quattro trattamenti biologici, perché quando piove vanno rifatti. Chi ha tenuto sotto controllo l’uliveto è riuscito a contenere, altri no», spiega.
Tra i focolai più importanti ci sono quegli uliveti abbandonati e non curati dove le larve prosperano incontrastate. E la costa, dove umido e temperature miti favoriscono la diffusione della mosca.
Uno studio di Arsia Toscana, tutt’ora in corso e disponibile online, cerca di monitorare l’andamento dell’infestazione. Se nella Lunigiana, da Pontremoli a Fivizzano, il problema è contenuta, con percentuali di infestazione totale non oltre il 34% (e non tutta “attiva” e dunque compromessa), nell’area costiera da Fosdinovo giù fino a Montignoso le percentuali sono preoccupanti: oltre l’80%, in certi casi.
Numeri confermati dallo studio dell’università di Pisa, con percentuali simili. «Ancora una volta – aggiunge sconfortato – il reddito delle aziende agricole e non è legato alle condizioni meteo».
«L’infezione dannosa è quella che ha colpito e basta, mentre quella attiva è dove la larva è ancora attivo. Lì c’è ancora qualche speranza di arginare il problema. C’è stato un attacco generale in provincia. La mosca in Lunigiana arriva più in ritardo e bisognerà fare attenzione in questo periodo. Il nostro territorio si è spopolato e si è persa la cultura dell’olivo. E in assenza di trattamenti e prevenzione i problemi aumentano. In una situazione di centralità ritrovata per l’agricoltura, bisognerebbe garantire a queste aziende un reddito», fa notare Marcelli.
Le contromisure sono di vario tipo. Prodotti particolari, biologici, che ovviamente hanno un costo per l’azienda. E che ha bisogno di essere ripetuto quando piove con aumento delle spese per le aziende. Oppure, quando il problema è ormai in fase avanzata, come spesso accade, i vituperati fitofarmaci. Inquinanti e dannosi. Come il Rogor. E dunque il problema non si limita a essere relativo alla produzione ma anche ambientale. «Si usano quando la situazione è in stato avanzato, perché non solo ammazzano la mosca ma anche le larve. Sarebbe meglio prevenire però, per evitare di usarli», conclude Marcelli. Almeno se si punta alla qualità.
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