Il Tirreno

Casa Salute all’Ascoli «Ci stiamo pensando»

di Chiara Sillicani

De Lauretis: i soldi non ci sono, ma prima serve avere l’idea

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MASSA. Ha partecipato al consiglio comunale di giovedì sera, ha tratteggiato il quadro di una sanità, quella apuana, che nonostante qualche neo gode di buona salute. Adesso Maria Teresa De Lauretis, direttrice generale della mega Asl Toscana Nord Ovest, fa il punto sui temi più caldi, su quelli che hanno alimentato il dibattito consigliare e su cui più volte sono intervenuti la politica e il mondo sindacale.

Dottoressa, partiamo dalle note dolenti: le liste di attesa. Lei ha parlato di un nuovo modello regionale. Ci spieghi meglio.

«Il modello, disegnato dalla Regione per il 2017, introduce una nuova organizzazione del sistema prenotazioni che prevede “binari” distinti per malati cronici, prime visite, mamme. E soprattutto assicura a chi fa una visita e deve eseguire un successivo controllo, di uscire dall’ambulatorio non più con una prescrizione medica, ma con una prenotazione già effettuata. Pisa sta sperimentando il modello da quasi tre mesi e i risultati sono incoraggianti».

E quel modello determinerà un taglio dei lavoratori Cup?

«No, assolutamente, il modello non prevede questo».

I problemi più grossi sono sulla diagnostica per immagini. Noi abbiamo una risonanza ferma a Massa in attesa del trasferimento a Carrara...

«La Regione in estate ci ha finanziato un milione di euro per trasferire la macchina e collocarla al Monoblocco. Contiamo di riuscirci in un anno».

E l’ipotesi di assunzioni per aumentare il numero delle prestazioni?

«Nell’Aslona assumeremo 8 radiologi di cui qualcuno operativo a Massa Carrara. Ma fatte quelle assunzioni, la graduatoria, che ha raccolto gli ultimi specializzandi, sarà esaurita. Trovare medici radiologici non è facile».

Altra nota dolente: lei dice che il tempo medio di attesa al pronto soccorso è di 35 minuti, ma i consiglieri hanno raccolto e riferito storie di attese interminabili. Qual è il quadro?

«La sala d’attesa non è grande, ma ci tengo a dire che i lavori di adeguamento sono stati fatti: il vetro che permette di vedere la zona triage è stato allestito 20 giorni fa e i dati sul pronto soccorso sono tutti positivi. L’attesa media è passata da 37 minuti nei vecchi pronto soccorso a 35. Sottolineo che quando si parla di attesa ci si riferisce ai minuti che intercorrono tra il triage e la visita. Altra cosa sono i tempi di gestione, vale a dire, quelli che intercorrono tra la diagnosi e il ricovero o le dimissioni. E spesso quei tempi di gestione sono previsti dai protocolli, come nel caso delle patologie cardiache (che prevedono due accertamenti a distanza di ore ndr). Il pronto soccorso dell’ospedale delle Apuane funziona e non è sotto organico».

Parliamo ancora di ospedale. In consiglio è emerso il timore che si creino poli di alta specializzazione all’interno dell’area vasta e che tra quei poli il nostro ospedale non ci sia...

«È emerso con chiarezza il timore di un accentramento dell’alta specialità nelle aziende universitarie. Ma non è così, non è questo il progetto e l’ospedale apuano conta su tutte le specialità. E per alcune è polo di riferimento nell’Aslona. Lo è per la radiologia interventistica e la chirurgia vascolare. Senza dimenticare che la cardiologia apuana ha la elettrofisiologia (studio del funzionamento elettrico del cuore ndr). Gli accorpamenti sotto altri poli, ho sentito parlare di Viareggio, non sono assolutamente previsti, nè in discussione».

In consiglio è emerso con chiarezza: la percezione è che il nuovo ospedale abbia messo in difficoltà la sanità territoriale. È così?

«Assolutamente no. Ci tengo a dire che anche i precedenti ospedali erano per acuti. Il ricovero e il trattamento dei pazienti acuti avviene ora come nei vecchi ospedali, solo che adesso l’organizzazione non è per singola specialità (leggi: reparto ndr), ma per intensità di cura. Dico questo per precisare che l’ospedale delle Apuane non ha avuto impatti negativi sulla sanità territoriale e sui servizi che eroga».

Sanità territoriale, diceva. Ora si parla di più Case della salute decentrate. Questa è la soluzione?

«Certo l’idea di un distretto unico è superata».

I consiglieri contestano alcune ipotesi avanzate dall’amministrazione: ritengono che le sedi proposte siano troppo piccole. Ma quanto deve essere grande una Casa della Salute?

«Dipende molto da come sono strutturati gli spazi, a volte è più rilevante il numero di stanze rispetto alla complessiva metratura. Comunque, credo che mille metri siano una dimensione ragionevole».

Via Modena, una delle sedi proposte per la casa della salute a Marina è molto più piccola...

«Sì, infatti quella non è un’ipotesi da contemplare».

Invece la palazzina di Casa Ascoli lungo l’Aurelia? Quegli spazi l’Asl li ha già in affitto...

«Su quell’ipotesi stiamo facendo delle valutazioni, dobbiamo capire se esistano le condizioni per l’accreditamento (ossia i requisiti strutturali tali da garantire l’efficienza e la qualità dei servizi ndr), accertarci di quali lavori dovrebbero essere fatti. Valuteremo l’ipotesi».

Qualsiasi sede venga scelta, i soldi per la ristrutturazione ci sono già?

«No, i soldi non ci sono. Quando si ha un’idea definita, allora si punta ad ottenere il finanziamento. È chiaro, quindi, che l’economicità della soluzione diventi un parametro fondamentale. Più la spesa per la realizzazione dell’opera è contenuta, più è possibile realizzarla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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