Il Tirreno

«La nostra fiera così non va»

di Alessandra Vivoli
«La nostra fiera così non va»

La ricetta del sindaco: facciamo Marmotec a settembre e creiamo più eventi alle cave

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CARRARA. Alla vigilia della fiera del marmo di Verona (che alzerà il sipario il prossimo mercoledì) la riflessione del sindaco, e non solo, si apre sull’omologo appuntamento carrarese dedicato al lapideo e le macchine.

Da una parte i grandi numeri della kermesse veneta e, soprattutto, la grande partecipazione delle aziende apuane, anche molte di quelle che hanno bypassato la fiera di Carrara.

Sindaco è forse il momento di ripensare la Marmotec?

«C’è una riflessione in corso sulla fiera Marmotec, ed è cominciata già da qualche tempo. Quello che cercheremo, tutti insieme, di mettere a punto è un format più attraente in grado di ridare smalto all’appuntamento carrarese».

Che cosa deve essere rivisto?

«Ribadisco che si stanno analizzando i vari aspetti dell’ultima edizione, quella di quest’anno, e alcuni report devono essere ancora completati. Quello che mi sembra di capire, è che la formula manageriale, quella degli incontri tecnici che dovevano focalizzare l’attenzione su domanda e offerta, sia riuscita solo parzialmente. Insomma non è un format che ha avuto grande successo».

Si parla di un cambiamento di calendario?

«Al vaglio ci sono varie ipotesi ma una che ha preso campo, nella riflessione più ampia sulla fiera, è quella di spostare Marmotec a settembre, più a ridosso con l’appuntamento di Verona. Sarebbe un modo per consentire agli operatori, soprattutto quelli che vengono dall’estero, di fare un viaggio unico, con la possibilità di visitare sia la nostra Marmotec che la fiera di Verona. Non ci sono state invece indicazioni sul rivedere la biennalizzazione dell’appuntamento espositivo apuano. Nessuno, anche degli operatori, ha dato indicazioni in questo senso».

In che modo potrebbe essere cambiato il format?

«DI bacchette magiche non ce ne sono. E siamo in una prima fase di riflessione. Direi che una cosa fondamentale sia ripartire valorizzando il valore aggiunto del nostro comparto, ossia le cave. Credo che le nostre montagne debbano essere maggiormente coinvolte durante l’evento fieristico e che ne debbano entrare a far parte. Come? Questo è quello che dovranno studiare gli addetti ai lavori. Credo che oltre al momento espositivo vero e proprio, in fiera dove è giusto che rimanga, ci debba essere anche un legame molto più stretto rispetto a quello che c’è stato fino ad oggi con le cave. Magari cominciando col mettere in calendario molti più eventi rivolti agli operatori che verranno a Carrara per la fiera. Ma anche per un contesto unico al mondo che, in un’ottica di rilancio della manifestazione più importante per il nostro settore lapideo, deve essere sfruttato al meglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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